Colpo del Verona, Atalanta battuta 2-0 in casa e sorpassata in classifica

Sabato 28 Novembre 2020 di Matteo Sorio

L’effetto-Anfield non si riverbera sul Gewiss Stadium. L’Atalanta di campionato rimane pallida. Il Verona che la scavalca (15 punti a 14, sesto posto per una notte, nerazzurri in nona piazza) le impone la terza sconfitta in un mese e mezzo: dopo i tredici gol nei primi tre turni siamo a cinque segnati negli ultimi 6, e fra le prime dieci in classifica nessuno ne incassa tanti, 16. Fuor dai numeri, a Bergamo la Dea finisce dentro l’incubo dell’intensità scaligera. «Il Verona distrugge il tuo gioco», diceva Gasp alla vigilia. Suo ex vice, suo ex giocatore per 249 partite, Juric discende da lui ma, uscendo dalla retorica del discepolo di fronte al mentore, lo si può definire un maestro dell’arrangiarsi. Anche in terra lombarda, il croato, non aveva mezza squadra titolare: Kalinic, Lazovic, Cetin, Gunter, Ruegg, e ancora Benassi, Magnani e Vieira, fino a un elenco dei caduti esasperato dai guai muscolari di Lovato e Ceccherini in corso d’opera. Nell’ultimo anno il Verona aveva già intorpidito l’Atalanta due volte, nel dicembre scorso (la spuntarono i nerazzuri in extremis, a fatica, 3 a 2) e a luglio (pari e patta, 1 a 1 in riva all’Adige). Ora, il primo successo di Juric su Gasperini, un blitz che il suo rumore lo fa, incollando al Verona i galloni della miglior difesa di A insieme alla Juve (-7). Stanca l’Atalanta dopo il mercoledì di Liverpool? Probabile. Gara, quella con l’Hellas, dove più che sfidarsi ci si è scannati a colpi di corse e ogni uno contro uno è stato una grattugia. Sia Gasperini che Juric — stesso modulo, tre difensori, quattro mediani, due fantasisti e prima punta — hanno provato a mettere la sordina ai primi violini: Gomez, marcato a uomo prima da Dawidowicz (ottima idea) poi da Tameze, vice di De Roon la scorsa stagione; Zaccagni, ragazzo con l’azzurro fresco addosso, spesso raddoppiato. L’Atalanta le ha provate tutte, in verticale nel primo tempo, sulle corsie nella ripresa, cercando Ilicic (serata senza squilli dopo il risorgimento in terra inglese) quando Gomez non si liberava della mordacchia, e per lunghi tratti è stata decisamente più pericolosa. Il Verona, pur senza tirare in porta fino all’intervallo e confermando la predisposizione a vivere di folate anziché di possesso, non ha mostrato per un solo secondo d’avere timori reverenziali, nonostante i cerotti e tutti quei rivoltamenti di pedine — esce per ko Lovato, classe 2000, bravo a marcare Zapata, entra Danzi ma Juric capisce l’errore e rimedia subito togliendo l’altro suo giovane con Veloso e mettendo Tameze sul Papu — anzi dopo il rigore dell’1 a 0 è sembrato addirittura sciogliersi anziché irrigidirsi in eventuali, sterili difensivismi (Juric che sostituisce Ceccherini, un difensore, con Favilli, una punta). Si presentava questo match, alla vigilia, raccontando anche dell’Atalanta miglior cooperativa del gol, nove giocatori mandati a referto: il Verona solo tre, invece adesso fanno cinque, con Veloso e Zaccagni («Abbiamo dimostrato di avere le palle», così il secondo al fischio finale). Erano osservati speciali anche i due portieri, Gollini e Silvestri: uno s’infortuna al ginocchio (disdetta), l’altro dimostra ancora una volta — con una paratona su Zapata e altri interventi sicuri — che Mancini fa bene a tenerlo d’occhio. A Gasperini, per bilanciare, mancavano Gosens, Miranchuk, Caldara, Malinovsky. Le Nazionali e la Champions stanno complicando il suo lavoro (e non solo: l'agenda delle big può aprire varchi alle provinciali meno intasate, vedi appunto il Verona ma pure il Sassuolo.) S’è giusto parlare di appannamento, in casa Gasperson, è anche giusto dare conto delle attenuanti.

 

 


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