Vincent Candela: «Io e Totti stregati dal Padel, che sfide col Capitano»

L’ex romanista parla della sua nuova passione: «Lui è forte anche qui»

Vincent Candela: «Io e Totti stregati dal Padel, che sfide col Capitano»
di Alessandro Angeloni
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Lunedì 23 Maggio 2022, 00:13

Vincent, è pronto per l'intervista? «Sono a Pescara, ci possiamo risentire?». Clic. Il giorno dopo. Come mai a Pescara? «C'era il torneo di padel organizzato da Gigi Di Biagio». Ecco, ci risiamo: il padel, una mania. Vincent Candela è uno dei tanti ex calciatori con questo sport nella testa. Un giorno qui, un giorno lì, c'è sempre un campo pronto ad ospitarli. «E' divertente, siamo tra amici. A Pescara siamo trentadue ex giocatori, c'è pure mister Mancini».


Una volta si giocava a calcetto.
«La pandemia un po' ha aiutato: a padel si gioca all'aperto e non c'è contatto fisico, pure nel momento peggiore abbiamo continuato a praticarlo un po' tutti. E' uno sport facile, per ogni età, si diverte chi ha cinque anni e chi ne ha settanta. Non si fatica. Per fare una partita di calcetto ci vogliono dieci persone, è più complicato».


Quando è nato questo amore?
«Sei anni fa, grazie al mio maestro di tennis. Mi è piaciuto subito. Non ho più smesso».


Strano, in genere i tennisti sono molto gelosi.
«Io adoro il tennis. Ma il padel con il tennis c'entra poco. Solo le basi sono uguali: racchetta e palla, stop. Qui, ad esempio si corre sul corto, non c'è bisogno di tirare forte».


Ah sì?
«A tennis, con il campo lungo, tiri una botta e hai chance di fare punto, qui - per fare un paragone calcistico - c'è il muro e se forzi il tiro rischi di fornire un assist all'avversario. E' una strategia totalmente diversa».


Perché molti calciatori sono stati rapiti da questo sport?
«In loro rivedo le caratteristiche che notavo quando giocavamo a calcio. Forse è questo: a padel si applicano i nostri stessi principi calcistici».


Totti quindi è un fuoriclasse anche a padel?
«Sì, lui ha una bandeja da professionista. E' uno a cui piace chiudere subito il punto?»

E di De Rossi che ci dice?
«Anche a padel ha imparato subito».


Lei è tecnico come a calcio?
«Sì, anche se mi muovo molto, Francesco usa più tecnica, ha meno necessità di correre».


Chi sono i più forti?
«Secondo me Thomas Locatelli, Stefano Fiore e il Capitano».


E lei?
«Mi faccia essere umile: sono appena dietro di loro. Sono bravi pure Marchegiani e Di Biagio, oltre a De Rossi naturalmente».


Con Totti gioca spesso?
«Si, sempre uno contro l'altro. Poche volte in doppio. Con lui in passato anche tante sfide a tennis».


Ma è vero che talmente è stata intensa la passione che, come Di Biagio, si è aperto un circolo?
«Sì, si chiama Fight Club Padel, all'interno dell'Heaven Sporting club. Ho citato il film, in questo nome c'è il mio spirito: un posto dove tutto è possibile. Ci sono sette campi, tre scoperti e quattro coperti. Siamo all'inizio ma piano piano...».


Sa che Roma ormai è la capitale di questo sport e ospita al Foro Italico l'Italy Major Premier Padel?
«Certo, io ci sarò per una partita di esibizione. Poi, spazio ai più forti del mondo, sarà uno spettacolo poterli ammirare».


E poi avrà il tempo di guardare la finale della sua Roma?
«Certo che la vedrò».


Che pensa?
«La vinciamo».


Come mai questa sicurezza?
«Mourinho».


Zalewski come Candela. E' d'accordo.
«La Roma dopo di me ha avuto bravissimi terzini, vedi Spinazzola e Kolarov. Zalewski mi piace molto, è uno che non ha paura, rischia la giocata, cosa che ormai nel calcio è fenomeno raro. Vedo solo giocatori che rimandano indietro il pallone. Una cosa però la devo dire».


Prego.
«Non so se mai la Roma avrà davvero un giocatore in quel ruolo con la mia tecnica».

Ah, ecco.

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