Da Pancalli a Malagò: «Portare a Roma i Giochi olimpici e paralimpici»

Luca Pancalli
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Venerdì 18 Marzo 2016, 12:55 - Ultimo aggiornamento: 17:33

Stiamo sognando di riportare a Roma i Giochi olimpici e paralimpici. Fin dall'inizio abbiamo declinato il sogno all'unisono, facendo capire che Olimpiadi e Paralimpiadi non sono due momenti spaccati, ma dimostrando la voglia di tenerli costantemente uniti perchè uno fa parte dell'altro». Lo dice il vice presidente del Comitato promotore di Roma 2024, Luca Pancalli, intervenendo al convegno 'Zero indifferenzà, presso l'Auditorium 'Ennio Morriconè della facoltà di Lettere e Filosofia dell'università di Roma 'Tor Vergatà. «Lo sport paralimpico - ha quindi aggiunto il numero uno del Cip, rivolgendosi agli studenti universitari presenti in platea - è un pezzo di welfare del Paese, tutto lo sport dovrebbe essere considerato welfare. Vogliamo sfruttare in termini di legacy una politica attiva sui territori. Ormai i nostri sogni sono riposti in voi, il mio sogno è nella vostra generazione». «Negli ultimi 20 anni - ha concluso Pancalli - ha fatto più lo sport di quanto non abbiano fatto tanti convegni e battaglie seppur importantissime, o i lavori quotidiani portati avanti da tante piccole forze civili. Lo sport ha cavalcato quel mondo della comunicazione cui la nostra società è sottoposta e soggiogata. Lo sport è metafora della vita che vorremmo ove venissero forniti gli strumenti adatti».

«Noi abbiamo bisogno delle Olimpiadi, ma forse anche le Olimpiadi hanno un pò bisogno di Roma». Queste le parole del presidente del Coni Giovanni Malagò al programma di Rai Radio2 'Cattive Compagniè, che andrà in onda domani alle 11.30. Perché dovremmo organizzare a Roma le Olimpiadi del 2024? «Magari proprio perché abbiamo un sacco di problemi -sottolinea Malagò. Paradossalmente è proprio una delle cose che ci potrebbero aiutare a venirne fuori. Forse oggi le Olimpiadi devono andare proprio in quei posti dove lasciano delle eredità importanti e sopratutto possono fare delle cose che altrimenti non si riuscirebbero a fare». Il numero uno dello sport italiano pensa che la candidatura della Capitale debba seguire l'esempio dell'Expo: «Qualche anno fa i milanesi si lamentavano che a Roma le cose andavano meglio che nella loro città. Certamente dopo l'Expo Milano è una città cambiata, questo è un dato di fatto ed è in questa direzione che dobbiamo muoverci». Malagò non si sbilancia su quale possa essere l'avversaria più pericolosa tra Parigi, Budapest e Los Angeles. «Sarei un pazzo se ne dicessi una rispetto ad un'altra: Parigi è Parigi, gli Stati Uniti, con Los Angeles sono un colosso e non va sottovalutata l'Ungheria con Budapest. Perché se non si ottiene la maggioranza del 50+1 alla prima votazione, devi saper prendere i voti di chi esce per primo. Quindi bisogna portare rispetto a tutti».

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