Kentucky Derby: vittoria a sorpresa di Medina Spirit

Lunedì 3 Maggio 2021 di Piero Mei
Kentucky Derby: vittoria a sorpresa di Medina Spirit

“Oh, that’s racing”, “E’ l’ippica”, sussurrò la Regina Madre, gingillandosi con il bicchiere dell’amato cocktail, gin e dubonnet, un giorno di prinavera del 1956 quando il suo cavallo, Devon Loch, saltato l’ultimo ostacolo e in vista del traguardo del Grand National, improvvisamente fece un balzo e si sdraiò a pelle d’orso sull’erba, gettando via, chissà perché, una sicura vittoria. E’ lo sport, nel quale, come recita un consolatorio luogo comune, il denaro non è tutto: se puoi permetterti Cristiano Ronaldo, non è detto che tu vinca la Champions League. C’è sempre la possibilità di una storia alla Cenerentola. L’ha rispolverata in ballo ieri a Churchill Downs, ippodromo del Kentucky, dove si disputava il Kentucky Derby, la “Corsa delle Rose”, l’allenatore Bob Baffert, che ha vinto la gara per la settima volta, un record in 147 anni di storia. La Cenerentola in questione si chiama Medina Spirit ed è un purosangue di tre anni, di mantello scurissimo; Baffert, “il mago dai capelli bianchi”, come lo chiamano i fedeli scommettitori, la cui fiducia è stata ripagata nell’occasione con una quota di 26,2 dollari riscossi ogni 2 scommessi (è l’unità minima allo sportello), ha anche detto del suo nuovo asso nella manica che “ha il cuore più grande del suo corpo”. Per un cavallo che pesa sui cinque quintali è un grosso complimento.
 

PRETATTICA

“Vi dico che ce ne sono almeno cinque più forti di lui” aveva dichiarato a inizio settimana il “mago”, circondato dai microfoni. Però, that’s racing. Aveva studiato, insieme con Johnny, il fantino Velazquez, alla sua quarta vittoria nel Kentucky Derby, una tattica nuova: prendere subito la testa del gruppone di 19 partenti e non lasciarla più. Non la aveva provata nelle ultime due gare e Medina Spirit era arrivato secondo: bisognava cambiare qualcosa, mica puoi arroccarti sulla tattica, fosse anche il 3-4-2-1, qualsiasi cosa accade, come fanno certi guru, o presunti tali, del calcio… Così è accaduto che Medina Spirit si lanciasse pancia a terra all’apertura delle gabbie e che ai 200 metri finali ne avesse ancora per respingere di mezza lunghezza il cavallo Mandaloun, di un’altra mezza lunghezza ot Rod Charlie, a una testa dal quale finiva quarto il favorito e fin qui imbattuto Essential Quality. Quest’ultimo aveva superato anche una vicenda pseudo giudiziaria: giacché è di proprietà dello sceicco Mohammed, emiro del Dubai, che è accusato di sequestro di persona di un paio di figlie, una associazione di attivisti per i diritti umani aveva chiesto alle autorità ippiche americane di impedirne la partecipazione. Le autorità si erano dichiarate “non competenti”. Ma torniamo a Cenerentola. Quando nacque, la mamma non riusciva ad allattarlo, perciò fu affidato al biberon con il nutrimento fornito da una fattrice vicina di box, una specie di matrigna si direbbe, ma stavolta buona. Venne su così così, tanto che all’asta di puledri cui fu presentato a Ocala, passò di mano con una offerta sola per lui, la minima: 1000 dollari. Venne su meglio, e all’asta successiva, ormai cavallo di due anni, benne pagato 35 mila.
 

L’acquirente, oggi felice proprietario, è Amr Zedan, californiano con vasti interessi in Arabia Saudita dove è, sportivamente, presidente della Federazione Polo, sport che ambisce a diventare olimpico sulla neve a Milano-Cortina 2026. Ha fatto il suo “discorso della vittoria”, come da protocollo del Kentucky Derby, dicendo che lo aveva provato “sotto la doccia o sul tapis roulant, ma senza crederci troppo”, ed ha parlato di Bob Baffert paragonandolo a Picasso o Michelangelo, un po’ come Baggio Raffaello o Del Piero Pinturicchio. In fondo, lo sport può essere un’arte oltre che una favola. Hanno applaudito 51.858 spettatori all’ippodromo, un terzo rispetto all’epoca pre Covid ma sempre meglio dello zero del 2020, quando la gara fu posticipata a settembre, porte chiuse. Comunque vinsero Bob Baffert e John Velazquez con il cavallo Authentic.

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