Vasco Rossi: «Smettere? No, il palco è la mia droga»

Lunedì 21 Maggio 2018 di Marco Molendini

Ride Vasco, mentre confessa la sua dipendenza: «Non posso smettere. Lo stadio è come le sostanze pesanti. E poi, andare sul palco, mi aiuta a tenermi in riga». Cappello in testa, la faccia da emiliano in fuga, gli occhi da eterno bambino non sta nella pelle: il debutto s'avvicina e le prove nella piattaforma di legno sull'Adriatico sono a buon punto. Confessa: «D'inverno mi rompo a star fermo. Ecco perché ormai il mio è un never ending tour».
 

La sbornia di Modena non ha saziato il suo appetito?
«Avrei potuto dire basta, è stato il più grande raduno rock della storia. Ma non sono fatto così. E non finirà qua coi dieci concerti estivi. L'anno prossimo è prevista un'integrazione nei posti dove non andiamo ora».

Un pellegrinaggio. Partite da Torino, il primo giugno, dopo la data zero di Lignano di domenica, passate per Roma l'11 e il 12, e chiudete a Messina: c'è tutta l'Italia. La folla dei vascodipendenti ha già suonato l'adunata. Lo sa perché lei è diventato una delle poche certezze di questo paese, un rock-collante nazionale.
«So che da tempo non ci sono più valori di base, ma non mi sento un profeta. Le canzoni comunicano coinvolgono, condividono emozioni. Quanto a me, ho solo voglia di portare gioia alla gente. E lo farò finché ci sarà la salute».

Sulla sua pagina Facebook c'è scritto: luogo di culto.
«L'ho notato anch' io e mi è venuto da ridere, ma l'ha chiamata così Facebook, non io».

D'accordo, non è un profeta ma l'Italia disordinata di questi tempi come la vede? Ottimista o pessimista?
«Così, così. Ma non sono un politico, non mi esprimo. Posso dire spero che ce la farete tutti, come ho detto a fine concerto a Modena».

La scaletta comincerà con Cosa succede in città, pezzo degli anni 80, che canta: «Guarda lì, guarda là che confusione...». Non sembra una scelta casuale.
«E' vero, la confusione si è addirittura moltiplicata, non c'è più religione, per questo l'ho scelto».

Cantare le vecchie canzoni che effetto le fa?
«Ho sempre paura che mi deludano. E invece no, succede anche con le primissime».

Albachiara resta il manifesto immancabile di ogni finale.
«Fece subito scandalo; parlare di una ragazza di 15 anni che si masturba nel 77 era un vero tabù».

Quando è diventato rockstar?
«A Sanremo, grazie a Ravera. Non ero nessuno. Mi disse: Vieni al Festival, hai bisogno di un pubblico nazionale. Aveva ragione. Ci sono andato con Vado al massimo, pensando di fare come Antoine che tirava le sue pietre. Ero diversamente lucido e sono andato in finale, mentre Claudio Villa infuriato tornava a casa. Fu una rivoluzione. Sul palco non mi sono neppure girato per salutare. C'è voluto un bel pò di allenamento alle feste dell'Unità per non girarmi».

Vasco il provocatore e il drogato, capace di intitolare un pezzo Fegato spappolato.
«La verità è che, a quei tempi, io non sapevo neppure cosa fosse la droga. Ho cominciato a 26 anni. La prima volta non mi piaceva neppure fumare, ma dovevo farlo, ero una rockstar».

Oggi i ragazzi più che al rock guardano al rap.
«Dicono che i rapper sono i nuovi cantautori, ma per me fanno testi troppo lunghi. Caparezza, però, mi piace, è un genio. Oggi vedo che cantano tutti bene. Vedi Sanremo. Mi sono piaciuti Moro e Meta, anche se io detesto i duetti, e Ultimo».

E di Baglioni che ne ha pensato?
«Mi aspettavo che facesse il direttore artistico. Poteva evitare di far cantare le sue canzoni da tutti. C'è un conflitto di interessi».

Torniamo al tour: il suono è ancora più rock. Cos'altro cambierà rispetto a Modena?
«C'è molto del nuovo responsabile musicale Vince Pastano che ha preso il posto di Guido Elmi che, purtroppo se ne è andato. Io gli dico le cose, che mi piace rinfrescare soprattutto i pezzi, non le vecchie ballate e lui provvede. Gli ho dato solo una frenata, non voglio che la gente pensi di essere al concerto di un altro».

Un mese da re degli stadi. E poi?
«Vado a Los Angeles dove posso fare la vita da sconosciuto, poi c'è qualche canzone nuova che arriva. A fine anno ne uscirà una di carattere femminile filosofico, ma di più non dico».
 

Ultimo aggiornamento: 28 Maggio, 19:59 © RIPRODUZIONE RISERVATA