“Canova e l'antico” oltre 110 opere
e marmi in mostra a Napoli

Venerdì 8 Febbraio 2019
Antonio Canova, un particolare de
“Canova e l’antico” è la grande mostra che porterà dal 28 marzo al 30 giugno al Museo Archeologico di Napoli, per la prima volta, dodici grandi marmi e oltre 110 opere (grandi modelli e calchi in gesso, bassorilievi, modellini, disegni) del sommo sculture considerato «ultimo degli antichi e il primo dei moderni», in un confronto con i capolavori dell’arte classica che lo ispirarono. Nel poderoso corpus espositivo, illustrato oggi alla presenza del ministro Alberto Bonisoli, un nucleo eccezionale di ben sei marmi provenienti dall’Ermitage di San Pietroburgo, che vanta la più ampia collezione canoviana al mondo: in arrivo L’Amorino Alato, L’Ebe, La Danzatrice con le mani sui fianchi, Amore e Psiche stanti, la testa del Genio della Morte e la celeberrima e rivoluzionaria scultura delle Tre Grazie - ma anche l’imponente statua, alta quasi tre metri, raffigurante La Pace, proveniente da Kiev e l’Apollo che s’incorona del Getty Museum di Los Angeles. «Il Mann, dove si trova la grande statua canoviana di Ferdinando IV di Borbone - spiega il direttore Paolo Giulierini - era il luogo ideale per costruire una mostra che desse conto di questo dialogo prolungato tra il grande Canova e l’arte classica». Qui infatti si conservano le pitture e sculture ercolanesi che Canova vide nel primo soggiorno in città (che definì Paradiso) nel 1780; quindi i marmi farnesiani, studiati già quand’erano a Roma in palazzo Farnese. A questi si aggiungono capolavori che hanno entusiasmato scrittori come Stendhal e Foscolo, riuniti ora nel Salone della Meridiana: la bellissima Maddalena penitente da Genova, il Paride dal Museo Civico di Asolo, la Stele Mellerio. Straordinaria la presenza di alcuni delicatissimi grandi gessi, come il Teseo vincitore del Minotauro e l’Endimione dormiente dalla Gypsotheca di Possagno (paese natale di Canova) o ancora l’Amorino Campbell e il Perseo Trionfante, restaurato quest’ultimo per l’occasione, e già in Palazzo Papafava a Padova. Dopo il restauro si ammireranno le 34 tempere su carta a fondo nero conservate nella casa natale dell’artista ispirati alle pitture pompeiane, in particolare, alle Danzatrici.  © RIPRODUZIONE RISERVATA

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