"Uomini d'oro", nel crime movie di Alfieri l'Italia brutta, sporca e cattiva degli anni '90

Venerdì 8 Novembre 2019 di Francesco Alò

Torino, dicembre 1995. La Juve batte il Toro 5-0, c'è ancora la lira e qualcuno si lamenta in napoletano del posto fisso mentre guida un furgoncino portavalori delle Poste. È lo sciupafemmine Luigi Meroni (Giampaolo Morelli) che con il collega con due bypass incapace nell'arte venatoria Zago (Fabio De Luigi) e un pugile fallito finito al recupero crediti (Edoardo Leo) organizza furto geniale con sostituzione di banconote. Nessuno deve farsi male. In teoria. Tre uomini, un capitolo a testa (Playboy, Cacciatore, Lupo) e una rapina raccontata da punti di vista diversi senza linearità cronologica.

Al secondo film, dopo l'interessante commedia coi vigilanti "I peggiori" (2017), Alfieri si affida a ritmo incessante e cast più che interessante: Morelli fa il seduttore querulo, De Luigi (solo comico? Ora non più) è puro concentrato di rabbia pronto a esplodere mentre Leo brilla come rintronato lupo cattivello delle fiabe dominato da gangster bisessuali e fidanzata irascibile. Si riesce a raccontare un'Italia anni '90 più brutta, sporca e cattiva di quella dell'interminabile revival degli '80, con le atmosfere ambigue di un buon noir, ottima azione e momenti di intimità per personaggi a tutto tondo. Già Tavarelli aveva fatto un film nel 2000 ("Qui non è il paradiso") da quel rocambolesco colpo alle Poste di tarda primavera '96 per cui venne coniata l'espressione “uomini d' oro”, cioè criminali creativi e inoffensivi. Dopo "L'uomo del labirinto di Carrisi" ecco un'altra prova della resurrezione del crime movie italiano anche nelle nostre sale. Che momento d'oro.
Voto: 3 stelle
Gli uomini d'oro (drammatico, Italia, 110') di Vincenzo Alfieri con Fabio De Luigi, Giampaolo Morelli, Edoardo Leo, Giuseppe Ragone, Gian Marco Tognazzi, Mariela Garriga, Matilde Gioli, Susy Laude

Ultimo aggiornamento: 22:42 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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