Oscar 2019, il premio a Green Book parla l'italiano del "paisà" Viggo Mortensen

Lunedì 25 Febbraio 2019 di Gloria Satta

Con un colpo di scena che ha ribaltato tutti i pronostici, l’Oscar è andato a “Green Book”. La toccante commedia di Peter Farrelly sulla storia vera dell’amicizia tra il musicista afroamericano Don Shirley e il buttafuori di origini italiane Tony Lip (interpretato da Viggo Mortensen che parla spesso in italiano), presentata in anteprima alla Festa di Roma, si è aggiudicata la 91ma edizione degli Academy vincendo tre statuette su tre nomination e battendo il film superfavorito “Roma” diretto da Alfonso Cuaròn e prodotto da Netflix.

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Le polemiche degli ultimi mesi contro il colosso dello streaming devono aver condizionato la giuria dell’Academy. “Roma”, l’irresistibile amarcord del regista messicano, ha avuto però ben tre statuette: come miglior film straniero, per la regia e per la fotografia curata dallo stesso Cuaròn.
 

 

Si è trattato dell’Oscar più politico degli ultimi anni, la risposta di Hollywood alla linea sovranista di Donald Trump. E’ stato infatti un Oscar all’insegna dell’inclusione e del “Black Power”: tre premi sono andati a “Black Panther”, Spike Lee ha vinto per la sceneggiatura non originale di “Blackkklansmann”, si sono affermati gli attori afroamericani Regina King e Mahershala Alì e per tutta la serata si è parlato di immigrazione, barriere da abbattere, muri da superare attraverso il linguaggio universale del cinema.

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“La Favorita”, che aveva dieci candidature, ha dovuto accontentarsi del premio alla migliore attrice protagonista, l’inglese Olivia Colman. Bohemian Rhapsody ha avuto quattro statuette. L’Italia, assente quest’anno dalla competizione (“Dogman” non è entrato in finale), si è in qualche modo rifatta sia attraverso il personaggio di “Green Book” sia attraverso la vittoria del film di animazione “Spider Man –un nuovo universo”: tra i disegnatori della Marvel c’è infatti Sara Pichelli, classe 1983, da Sant’Elpidio, che ha creato il protagonista del cartoon. Spike Lee, premiato per la sceneggiatura non originale di “Blackkklansmann”, ha infianmmato la platea rendendo omaggio alla nonna “che era una schiava e ai nostri antenati che con il loro sacrifico e sopportando il genocidio del nativi hanno costruito il Paese”. E ha ricordato che “le elezioni 2020 sono dietro l'angolo, possiamo fare una scelta di amore e non di odio». 

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Come documentario è stato premiato “Free Solo” di Jimmy Chin e Elizabeth Chai Vasarhelyi (prodotto da National Geographic) sullo scalatore Alex Honnold, il primo uomo al mondo a salire la via Freerider su El Capitan, nella Yosemite Valley.

GLI ATTORI. Secondo i pronostici, come miglior attore protagonista ha vinto Rami Malek, il Freddie Mercury di “Bohemian Rhapsody”. “E’’ un film su un immigrato, anch’io sono figlio dell’immigrazione. Grazie a chi ha creduto in me”, ha detto l’attore, di origine egiziana. Invece Olivia Colman, la capricciosa regina di “La Favorita”, ha contraddetto le previsioni vincendo la statuetta a danno della favorita Glenn Close. E, quasi in lacrime, ha fatto il discorso più lungo della serata. Mahershala Alì, premiato come miglior attore non protagonista per il ruolo del musicista Dan Shirley in“Green Book”, (nel 2017 aveva vinto l’Oscar per “Moonlight”) ha ringraziato la nonna: “E’ la mia eroina, la donna che mi ha insegnato a inseguire il successo, a pensare positivo”. Regina King, la formidabile mamma di “Se la strada potesse parlare”, ha vinto la statuetta come migliore attrice non protagonista.

LO SHOW. Lo show, tre ore e un quarto invece delle consuete quattro, è iniziato con l’esibizione dei Queen (Brian May, Roger Taylor più il cantante Adam Lambert) che hanno scaldato la platea con gli storici successi del gruppo, da “We will rock you” a “We are the Champions”. Ci si aspettava un’esibizione più lunga, tutto si è risolto invece in pochi minuti. Le comiche Tina Fey, Rachida Jones e Amy Poehler hanno poi aperto la cerimonia ironizzando sull’attualità: “Non c’è il presentatore, non c’è la categoria del film popolare e il Messico non pagherà per il muro”. Il miglior momento musicale è stato il duetto Bradley Cooper-Lady Gaga che hanno cantato “Shallow”, la canzone del film “A Star is Born” suscitando una standing ovation. La cantante ha poi ricevuto tra le lacrime, a ccanto a Cooper, la statuetta per la stessa canzone.

GLI OMAGGI. Nella sezione “In memoriam” dedicata agli artisti scomparsi nel corso dell’anno, sono stati ricordati anche Vittorio Taviani, Ermanno Olmi, Bernardo Bertolucci.

IL RED CARPET. Il red carpet è stato caratterizzato da una festa di colori. Rosso geranio per Dame Helen Mirren, rosso lacca per Rachel Weisz, argento per Michelle Yeoh, Brie Larsson e Hennifer Lopez, verde acqua per la messicana Yalitsa Aparicio che ha detto: “Spero di rappresentare degnamente la mia comunità di indios”. Spike Lee sfoggiava un completo color melanzana, alle dita grossi anelli a comporre le scritte “Love” (amore) e “Hate” (odio). Glenn Close, in versione gianduiotto, era avviluppata in un abito d’oro con un lungo strascico. La più elegante, in color glicine, era Charlize Theron. Bianco abbagliante l’abito di Regina King. Lady Gaga, carica di brillanti, era invece in nero. Come a Irina Shayk, la modella compagna di Bradley Cooper, e Barbra Streisand.

LE FESTE. Dopo la cerimonia, vincitori e vinti si sono sparpagliati attraverso le varie feste: il Ballo dei Governatori, la festa di Vanity Fair e quelle di Waener Bros, Madonna, Fox, Netflix, Jay Z. I bagordi sono durati fino all’alba. E’ stata la notte più lunga dell’anno.

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