Luisa Ranieri: «Nuda per Sorrentino ho scoperto me stessa»

Luisa Ranieri: «Nuda per Sorrentino ho scoperto me stessa»
di Gloria Satta
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Sabato 27 Novembre 2021, 06:49 - Ultimo aggiornamento: 29 Novembre, 00:34

Tra risate e commozione, fatti reali ed episodi inventati, il nudo integrale di Luisa Ranieri è una delle scene indimenticabili di È stata la mano di Dio, il toccante film autobiografico di Paolo Sorrentino, candidato italiano all'Oscar, distribuito nelle sale in attesa che il 15 dicembre sia disponibile su Netflix. L'attrice napoletana, 47 anni, interpreta con sensualità esplosiva e carisma a tratti dolente Patrizia, la zia eccentrica e sogno erotico del protagonista Fabietto, cioè il regista giovanissimo (l'attore 21enne Filippo Scotti). Incoraggia il nipote a trovare, dopo la morte improvvisa dei genitori, il suo futuro nel cinema. E si toglie i vestiti durante una gita in barca, davanti a tutta la famiglia abituata alle sue stranezze.

Ma questa zia è esistita veramente?
«A Sorrentino non l'ho chiesto per rispetto della privacy, né lui mi ha fornito troppe indicazioni, a dire la verità. Io ho allora interpretato Patrizia come se fosse una donna reale dotata di una grande immaginazione e piuttosto depressa. Negli anni Ottanta, l'epoca in cui si svolge il film, il disagio mentale veniva liquidato come pazzia. Ma Patrizia è solo diversa dal resto della famiglia: non ha figli ed è l'elemento fuori dagli schermi, la nota stonata».


Che effetto le ha fatto spogliarsi a 17 anni dal suo primo nudo in un film, Eros di Michelangelo Antonioni?
«È stata la scena più difficile di È stata la mano di Dio, non lo nascondo. Ho una certa età ma Sorrentino mi ha incoraggiata in ogni modo. Ho anche pensato a mio marito (l'attore Luca Zingaretti, ndr) che mi ha sempre considerata più bella nuda che vestita... E alla fine ce l'ho fatta. Sul set di Antonioni è stato diverso».


Com'è andata?
«Ero più giovane, spaventatissima, insicura, timida, e quel nudo l'ho subito. Quest'ultimo, dopo la primissima esitazione, l'ho invece accettato con piena convinzione: mi sono resa conto che la scena è indispensabile per capire il mio personaggio e il suo distacco dalla famiglia. Senza contare che oggi sono una donna matura, consapevole».

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Le ha insegnato qualcosa il personaggio di Patrizia?
«Mi ha spinta a riflettere su come sarebbe stata la mia vita se non fossi diventata madre (di Emma, 10 anni, e Bianca, 6, ndr). Oggi la maternità non è considerata fondamentale per una donna, ma in passato chi non aveva figli veniva considerata strana».


Parla per esperienza personale?
«Sì. Una ventina d'anni fa, le mie zie mi guardavano con commiserazione sussurrando: Tiene 27 anni e non ha ancora fatto figli, poverina... Così mia madre le metteva a tacere dicendo la bugia che non potevo averne. Poi, quando ho fatto Emma, ho dovuto rassicurarle che si era trattato di una maternità tutta naturale».


Che cosa ha provato nel girare a Napoli, la sua città?
«Un'emozione incredibile. E quando ho visto il film ho pianto tutte le mie lacrime. Con la nostra città noi napoletani abbiamo un rapporto complesso, sempre oscillante tra voglia di scappare e malinconia per il distacco. In poche parole, il desiderio di tornare a casa non te lo scrolli mai di dosso».


Lei ha accompagnato Sorrentino al festival di Telluride, in Colorado: com'è stata l'esperienza americana?
«Mi ha aperto gli occhi. Ho capito che in Italia non abbiamo l'esatta percezione di quanto il regista sia considerato ed amato nel mondo. E non solo dagli addetti ai lavori, anche dagli spettatori».


Inizierà presto le riprese della seconda stagione della serie di Rai1 Lolita Lobosco: continua il periodo d'oro delle attrici nei ruoli da protagoniste?
«Innanzitutto sono felicissima di rimettere i tacchi a spillo della poliziotta Lolita, che ha avuto un successo superiore alle nostre più rosee aspettative. Nella tv pubblica l'ex capo di RaiFiction, Tinny Andreatta, ha fatto un lavoro egregio promuovendo le serie con personaggi femminili. Si è capito finalmente che anche le donne fanno ascolti, vendono come gli uomini. Ma rimane ancora un handicap».


Quale?
«È sempre difficile trovare degli attori maschi disposti a fare il secondo nome in cartellone accanto a una donna. Ma piano piano, ne sono sicura, le cose cambieranno anche in questo campo».


E la parità riguarderà anche i compensi?
«Mi auguro proprio di sì. Non solo per noi che siamo nomi conosciuti, ma anche per gli attori che non fanno i protagonisti. È una battaglia sacrosanta che va portata avanti per l'intera categoria. Senza distinzioni».

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