Joker ride e commuove Venezia. Joaquin Phoenix confessa: «Pensavo di non farcela»

Domenica 1 Settembre 2019 di Gloria Satta

VENEZIA
La risata straziante del Joker terrorizza, commuove, spiazza, in una parola travolge Venezia. «Ci ho messo un bel pezzo a trovare l'intonazione giusta, non volevo sembrare eccessivo o ridicolo. È stato un percorso lungo e, lo confesso, a più riprese ho pensato di non farcela», rivela Joaquin Phoenix che, protagonista dell'atteso noir di Todd Philips (applauditissimo al Lido, sarà in sala il 3 ottobre), si candida per acclamazione popolare all'Oscar dopo tre nomination andate a vuoto. «Ma i premi sono l'ultimo motivo per cui scelgo un film», spiega l'attore, 44, tanto espressivo sullo schermo tanto parco di parole nella vita. Intanto questo Joker sorprendente, nato dall'universo dei comics DC (e da una costola di Batman) mette in fila, la più lunga registrata finora, il popolo del Lido.

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SIMBOLO DELLA RIVOLTA
Abusato da piccolo, bullizzato, rifiutato come comico e tradito perfino da sua madre, magro da far paura e mentalmente disturbato, il Joker di Phoenix è un ultimo della società. Ma cattura lo spettatore fin dalla prima sequenza. E, dopo un devastante passaggio allo show tv dell'intrattenitore Robert DeNiro, diventa il simbolo della rivolta popolare in una Gotham City invasa dai rifiuti e percorsa dalla violenza che non risparmia nemmeno i saltimbanchi. «Ma non cercate significati politici, il film non li ha», precisa Phillips, che ammette di essersi ispirato al cinema degli Anni Settanta, «quello che ha dato origine a capolavori come Taxi Driver». L'attore non si è fatto influenzare dai precedenti interpreti del suo personaggio: Cesar Romero, Jack Nicholson, Heath Ledger, Jared Leto. «Ho puntato a creare un Joker tutto mio, un essere indefinibile», spiega, «non ho avuto né regole né confini ed è stato bellissimo lavorare con tanta libertà». E come si è preparato? «Ho cominciato esplorando il tema della perdita, infatti ho perso molto peso. Poi ho letto dei libri sulle personalità cosiddette malate ma non volevo che il mio personaggio potesse essere definito nemmeno a livello psichiatrico. Mi è piaciuta tuttavia anche la sua luce, la lotta interiore che affronta per trovare una connessione con la società, la ricerca di calore umano. Resta comunque un ruolo di fantasia».

CRISI GRECA
Tutt'altro che di fantasia è invece lo scenario di Adults in the Room, il film di Costa Gavras, 86, ispirato all'omonimo libro (La Nave di Teseo) dell'ex ministro delle Finanze di Grecia Yanis Varoufakis e passato fuori concorso. Protagonista è la crisi del 2009 quando la Grecia, sopraffatta dai debiti e in piena austerità, rischiò di uscire dall'euro e intavolò estenuanti trattative con l'Eurogruppo, raccontate con il tono del thriller. Nel cast anche Valeria Golino che, nel ruolo della moglie di Varoufakis, per la prima volta recita in greco, la lingua della madre. «L'Europa è diventata un continente non liberale», scandisce Costa Gavras, «è stata nel passato recente mal gestita e diretta, spero che la nuova dirigenza possa avviare il cambiamento. Attraversiamo un momento delicato: bisogna fermare il populismo emergente di tanti Paesi, simile a quello che negli Anni Venti portò alle catastrofi che conosciamo».

DISSIDENTE
Racconta una storia reale anche Citizen K, l'applaudito documentario (fuori concorso) del premio Oscar Alex Gibney su Mikhail Khodorkovsky, ex oligarca russo diventato dissidente e da anni in esilio a Londra da dove continua a combattere il nemico Vladimir Putin. «Grazie alla disponibilità di Khodorkovsky, ho pututo esaminare più da vicino il potere in Russia: da americano, dopo l'elezione di Donald Trump, ero molto incuriosito da quello che succede in quel Paese», spiega il regista. Incalza il dissidente: «La Russia di oggi è uno stato autoritario sotto lo scacco della mafia, tra lo scandalo della raccolta rifiuti, la corruzione dei politici, la persecuzione delle persone invise al governo». Gibney si augura «che i cittadini russi facciano quello che possono per affermare i propri diritti». E Khodorkovsky spera che «l'opinione pubblica mondiale faccia pressioni mirate sulle autorità del mio Paese, dove i prigionieri politici sono aumentati esponenzialmente».

Ultimo aggiornamento: 13:24 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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