Anna Frank, ricostruite due pagine inedite del diario: svelate le curiosità e le scoperte sessuali di un'adolescente

Mercoledì 16 Maggio 2018 di Renato Minore
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«A volte immagino che qualcuno mi chiede di spiegargli come funziona il sesso. Che cosa potrei dire?». Così si chiedeva la ragazzina ebrea che, per oltre due anni visse nascosta insieme alla famiglia nella mansarda di una casa di Amsterdam, per sfuggire alle persecuzioni naziste. Anna iniziò a scrivere il suo quaderno nel 1942, non appena la famiglia Frank si rifugiò in clandestinità sopra l’ufficio del papà di Anna, Otto. E il suo diario, il diario più famoso del mondo, non cessa di riservare sorprese.

A rileggerlo oggi, ampliato delle parti che, un po’ per pudore e un po’ per timore di offendere la memoria dei sopravvissuti, il padre Otto aveva espunto, sappiamo che Anna, negli sterminati vuoti della segregazione, aveva riscritto buona parte dei suoi appunti, evidentemente con l’intenzione di renderli leggibili anche ad altri. Ma ora anche sappiamo che aveva cancellato, o comunque nascosto, alcune sue parti. Quelle che riteneva più intime, che le erano spontaneamente affiorate, nel flusso continuo della scrittura, ma che pensava di non poter condividere con nessun altro. Come qualcosa di segreto: poteva essere scritto o descritto, ma non poteva essere nominato, comunicato.

A distanza di oltre settanta anni dalla pubblicazione del diario, due istituti di ricerca olandesi hanno scoperto quelle righe occultate, scritte nei primi mesi di segregazione, in cui molto espliciti sono i riferimenti alla sfera e alle attività sessuali. Utilizzando nuove tecnologie digitali, sono affiorate le frasi indirizzate all’interlocutore immaginario. Che cosa poteva dire. o pensare, di come funzioni il sesso Anna, mentre descriveva il clima di terrore in cui viveva, nel timore di essere scoperta, nelle privazioni prodotte dalla terribile costrizione?

Nelle due paginette proibite, su cui erano stati incollati dei fogli di cartone per occultarne il contenuto, si parla di “movimenti ritmici” di “dispositivi medici interni”, con riferimento alla contraccezione. Si parla di ciclo mestruale: “Sono il segnale che una ragazza è pronta a fare sesso con un uomo, ma non prima del matrimonio, Dopo, sì”. E poi di prostituzione: “Se un uomo è normale va con le donne. Per strada ci sono donne che parlano con loro e poi se ne vanno insieme. A Parigi, ci sono case molto grandi per questo. Papà ci è stato. Ci sono ragazze che vendono questa relazione”. Infine si allude a quattro barzellette “sporche”, come le definiva lei stessa. Una scritta per intero: "
Sai perché ci sono ragazze delle Forze armate tedesche nei Paesi Bassi? Per fare da materasso ai soldati".

Ma perché far conoscere qualcosa che Anna aveva volute tenere nascosto? Per Peter de Bruijn, ricercatore dell’Istituto Huygens, uno dei responsabili della ricerca, quelle pagine non sono tanto importanti per il loro contenuto - riflessioni sul sesso appaiono anche in altri punti del diario anche se non così esplicite- ma per il loro valore storico e letterario. Inoltre dimostrano che, al di là della sensibilità, Anna Frank è proprio come le sue coetanee: un’adolescente alle prime armi, interessata alla sessualità e incuriosita dai cambiamenti in atto.

Basta scorrere il diario per averne la conferma, Anna è protagonista del proprio sviluppo fisico, si descrive nella maturazione dall’infanzia all’adolescenza con una precisione quasi da sociologa, annota il modificarsi del suo corpo, descrive con acume la nascita di un istinto ribelle, la personalità molto autonoma, costretta in un microcosmo dove nulla sfugge al controllo degli adulti.

E non manca l’emergere del suo amore per Peter, l’unico ragazzo presente nel rifugio, per il quale prova dapprima diffidenza e poi una comunanza di sentire e di bisogno di libertà che ne farà una coppia di adolescenti che si cercano e si nascondono secondo le regole di ogni gioco amoroso, nel chiuso di una comunità segregata.

Senza quelle annotazioni più personali da lei censurate, Anna aveva pensato, o sognato, di pubblicare le sue memorie dopo aver sentito alla radio le intenzioni del governo olandese in esilio, pronto a rendere noti i resoconti dei testimoni oculari delle sofferenze provocate dall'occupazione nazista. Ma poi, con il passare dei giorni, era cresciuta la consapevolezza che aveva della fragilità del rifugio e affrontava questa prospettiva con una lucidità sconcertante, senza disperarsi, ma con la dura constatazione che non ci sarebbero state vie di scampo. “L’isola protetta su cui ci troviamo è ancora sicura, ma le nuvole si avvicinano sempre di più e il cerchio che ci separa dal pericolo incombente, si fa sempre più stretto”.
Ultimo aggiornamento: 20 Maggio, 23:17 © RIPRODUZIONE RISERVATA