Scuola, niente più Dad per i vaccinati. Lo strappo della Lega: non vota

Speranza: «Nessuna discriminazione, così garantiamo più libertà per tutti»

Scuola e green pass, più libertà per i vaccinati: le nuove regole. In zona rossa stop ai divieti
di Mauro Evangelisti
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Mercoledì 2 Febbraio 2022, 15:44 - Ultimo aggiornamento: 23:04

Lezioni sempre in presenza per i vaccinati. Ridotto da dieci a cinque giorni il ricorso alla Didattica a distanza per gli altri. E per i bambini più piccoli, nelle scuole per l’infanzia, non ci sarà più il ritorno a casa se c’è un positivo, ma solo dai cinque casi in su. Taglio dei tamponi e via libera anche ai test antigenici fai da te.

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Confronto

Per la scuola cambia tutto, «abbiamo voluto ridimensionare drasticamente la Dad, che comunque resta uno strumento fondamentale, non va demonizzata», ha spiegato al termine del cdm, il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi. Poche decine di minuti prima si era consumata la rottura della Lega, con Giorgetti che non si era presentato e gli altri ministri del suo partito che non hanno votato il decreto, ritenendo «discriminatorio» mantenere la Dad solo per gli studenti non vaccinati. Su questo ha risposto il ministro della Salute, Roberto Speranza, da tempo nel mirino dei leghisti: «Non ha senso parlare di discriminazione: il vaccino è lo strumento che ci sta aiutando a piegare la curva dei contagi, senza quelle chiusure generalizzate e dolorose che invece hanno dovuto decidere altri Paesi come Austria e Olanda. Il vaccino è uno strumento di libertà, non di discriminazione, per arrivare a una fase nuova. Senza restrizioni». I presidenti di Regione della Lega, in un comunicato, applaudono i provvedimenti del governo («recepite gran parte delle nostre proposte») ma aggiungono: «Dispiace tuttavia che sia stata introdotta la differenziazione tra i bambini vaccinati e quelli non vaccinati, perché questo rappresenta un’ingiusta separazione tra i più piccoli».

Semplificazione

Ma al di là delle polemiche, ciò che interessa in questa fase alle famiglie italiane è capire come cambiano le regole a scuola. La situazione attuale, secondo i dati diffusi dal ministro Bianchi, «vede in presenza l’81,3 per cento degli alunni, il 92 dei docenti e il 93,2 del personale tecnico amministrativo». La bozza del decreto, all’articolo 5 («Gestione dei casi di positività all’infezione da Sars-CoV-2») spiega che nelle scuole elementari, quando i positivi in classe non sono più di quattro, l’attività didattica prosegue in presenza, ma diventa obbligatoria, per dieci giorni, la mascherina Ffp2 per gli insegnati e per gli alunni che hanno superato i sei anni di età. Dovrà essere eseguito un tampone, anche “fai da te”, in caso di comparsa di sintomi. Quando però alle elementari in classe si arriva a cinque casi positivi la gestione cambia: i vaccinati o i guariti da meno 120 giorni, possono restare in classe (indossando le mascherine Ffp2 per dieci giorni). Lo stesso vale per docenti o alunni che siano esentati dal vaccino per ragioni di salute. Cambia però la durata della Dad per gli alunni non vaccinati: saranno sufficienti cinque giorni, non più dieci. Alle superiori, invece, se c’è un positivo in classe, si resta tutti in presenza (sempre indossando la Ffp2); se i contagiati sono due o più di due, i vaccinati e i guariti da meno di 120 giorni restano in classe (ma con mascherina Ffp2), i non vaccinati vanno in Dad, ma sempre solo per cinque giorni.

E nelle scuole materne? Oggi basta un solo positivo per mandare a casa tutti i bambini, con il nuovo decreto fino a quattro contagiati tutti gli altri bambini restano in presenza, mentre gli insegnanti devono usare la mascherina Ffp2 per dieci giorni. Chi ha i sintomi, deve eseguire il test, va bene anche quello “fai da te”. Alle materne, se i positivi sono cinque o più, allora tutta la classe sospende l’attività per cinque giorni.

Famiglie

Il premier Draghi ha spiegato: «Veniamo incontro alle esigenze delle famiglie, che trovano il regime attuale delle quarantene troppo complicato e restrittivo. La scuola in presenza è da sempre la priorità di questo governo». Ma perché la Lega si è opposta a un provvedimento che va nella direzione di ridurre il ricorso alla Dad? I ministri leghisti (Giorgetti, Garavaglia e Stefani) sostengono: «Non potevamo approvare la discriminazione tra bambini vaccinati e non vaccinati». Il presidente dell’Associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli, invece non contesta la linea del governo: «La differenziazione di trattamento tra vaccinati e non vaccinati è un problema. Me ne rendo conto. Ma al momento attuale non si poteva fare diversamente. Qualunque situazione crea svantaggi per qualcuno. Credo che chi non si è vaccinato debba farlo. Inoltre, la Dad dura meno e i tamponi, che erano una delle principali cause di malfunzionamento del servizio scolastico a causa delle Asl, sono stati eliminati. Il test antigenico “fai da te” è una agevolazione. Confidiamo nel senso di responsabilità di tutti sulla riproduzione fedele».
 

 

 

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