Luca Ward: «Otorino e foniatra per fare il tagliando alla voce. Ma niente sciarpette»

Luca Ward: «Otorino e foniatra per fare il tagliando alla voce. Ma niente sciarpette»
di Ilaria Ravarino
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Giovedì 14 Aprile 2022, 06:00 - Ultimo aggiornamento: 09:16

Attore e doppiatore, il romano Luca Ward, 62 anni, proviene da una famiglia «di belle voci naturali».

Il padre Aleardo era doppiatore (James Coburn, Gary Cooper), la madre Maria Teresa Di Carlo un’attrice, i due fratelli minori, Andrea e Monica, hanno scelto anche loro la via del doppiaggio. Voce storica di Russell Crowe, Keanu Reeves, Samuel L. Jackson e Pierce Brosnan, e voce narrante del programma di Piero Angela Ulisse - Il piacere della scoperta, Ward ha usato le sue doti vocali oltre che al cinema e in tv anche a teatro, recitando in musical come Tutti insieme appassionatamente, The Full Monty e Mamma Mia! «La voce va trattata con rispetto – dice – Ma senza far diventare la cura un’ossessione».

La voce ha bisogno di manutenzione?

«Dipende, è soggettivo. Ci sono persone che non sono particolarmente attente alla cosiddetta manutenzione perché possono permettersi di non farci nulla. In alcuni casi la voce si mantiene “in automatico”. Di certo non esistono stregonerie per curarla: conosco gente che se ne va in giro con la sciarpa al collo anche d’estate, francamente lo trovo inutile».

Lei cura la sua voce?

«Una volta all’anno faccio una visita dall’otorino e ogni due anni vado dal foniatra. Il foniatra è il meccanico della faringe, è lo specialista che “ti fa il tagliando”. È il medico che ti sistema se hai la voce nasale, se parli di gola o se hai la cosiddetta zeppola, ma anche quello da cui vai se dopo tre anni che sei sul palco con un musical la tua voce si è affaticata».

Che differenza c’è tra foniatra e logopedista?

«La foniatria è una specializzazione, esistono logopedisti che sono anche foniatri. Il foniatra sa come “suonano” e come lavorano le corde vocali, e può rimettere in assetto la voce. È un mestiere molto particolare».

Usa precauzioni speciali prima di sforzare la voce?

«Mai. Anche perché, prima di arrivare in teatro, di solito ho lavorato tutto il giorno in doppiaggio. Non scaldo mai la voce e soprattutto credo che non si debba andare “in fissa”. Avere paura del vento o di uscire da un albergo la sera prima di uno spettacolo mi sembra assurdo».

È mai stato afono?

«Mi è capitato solo una volta. Recitavo a teatro nel musical Tutti insieme appassionatamente con Michelle Hunziker. A quel tempo facevo avanti e indietro con Milano, perché dovevo doppiare il remake de Il volo della fenice (film del 2005 di John Moore, ndr). Arrivo al doppiaggio, sbaglio la scena, urlo e mi si spacca la voce».

Come “si spacca” una voce?

«Gridando male. Non “appoggi” sul diaframma e vai solo di gola. Le corde vocali si tendono e poi si allentano, come quando tiri troppo un elastico e si slarga. Te ne accorgi subito: in tre minuti sei afono. Dura un giorno, un giorno e mezzo».

La voce si può abbellire?

«Molto fa la natura: mio papà era un doppiatore dalla voce bellissima, mamma una cantante. Tutti, in famiglia, abbiamo voci pulite, senza difetti e sgranature. A fare bella una voce, però, è soprattutto come si recita. Ferruccio (Amendola, ndr) non aveva la voce di Sinatra, per dire. Non esistono voci belle o voci brutte. Avere la voce è già un piccolo miracolo che ci portiamo tutti in gola».

Cosa pensa del ritiro di Bruce Willis, malato di afasia?

«Mi ha fatto una grande impressione. Per chi recita è la cosa peggiore che possa accadere. Mi dispiace moltissimo per lui».

La voce invecchia?

«Dipende. Anche questo è un dato soggettivo. Io non ho la voce di un 62enne, e Roberto Chevalier, che di anni ne ha sette più di me, doppia perfettamente Tom Cruise. Ma la voce può anche invecchiare. Un giorno Gino La Monica, il doppiatore di Indiana Jones per capirci, mi disse: “La tua, Luca, è una voce che non invecchia. Adesso dovrai cercare di non invecchiare tu”»

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