Emicrania, rivoluzione sottopelle: un nuovo farmaco per sconfiggerla

Giovedì 14 Gennaio 2021 di Maria Rita Montebelli
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Patologia tra le più diffuse, il mal di testa per essere diagnosticato e curato al meglio merita un corretto inquadramento da parte di uno specialista, soprattutto se persiste per molti giorni o è molto frequente. Si parla di cefalea primaria quando non è presente una causa organica chiaramente riconoscibile. Tra queste, una delle forme più invalidanti è l’emicrania che, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, rappresenta la prima causa di disabilità sotto i 50 anni ed è al secondo posto (dopo il dolore lombare) tra tutte le patologie più invalidanti. Il primo impatto, tra scuola e lavoro, è sulla produttività. Il numero dei giorni di lavoro persi in un anno da un emicranico è pari a cinque.

 

I NUMERI

 Ne soffre il 14% della popolazione mondiale e, in Italia, colpisce il 9% degli uomini e il 18% delle donne (una donna su 4 in età fertile), che presentano attacchi più gravi e duraturi. Parliamo di crisi che, oltre al dolore, presentano fastidio per la luce, i rumori, gli odori, nausea e vomito. Condizioni che costringono il paziente a isolarsi anche per 72 ore. In un terzo dei pazienti la crisi dolorosa è preceduta da fenomeni transitori, nella maggioranza dei casi per un tempo che va dai 5 ai 60 minuti. Molti riferiscono al medico di vedere palline o stelline luminose o macchie scure fino ad arrivare ad avere forme transitorie di cecità che coinvolgono una parte del campo visivo. Per questo esercito di pazienti sono da qualche mese a disposizione nuove classi di farmaci, mirati alla prevenzione degli attacchi di emicrania o al loro trattamento in acuto. «Nella storia delle terapie delle cefalee – spiega Francesco Di Sabato, direttore dell’Unità operativa diagnosi e terapia delle cefalee del Policlinico Umberto I di Roma - ci sono state due grandi rivoluzioni: trent’anni fa, l’arrivo dei triptani per la cefalea a grappolo e oggi, gli anticorpi monoclonali anti Cgrp (calcitonin gene-related peptide), per la profilassi degli attacchi emicranici».

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LA NOVITÀ

Dopo l’erenumab, negli ultimi mesi è arrivato anche in Italia il galcanezumab, un nuovo anticorpo monoclonale somministrato per via sottocutanea una volta al mese, che va a colpire in maniera estremamente precisa il neuropeptide Cgrp (tra i principali responsabili del dolore emicranico). «Questo farmaco – fa sapere Pierangelo Geppetti, Presidente della Società italiana per lo studio delle cefalee, e direttore del Centro cefalee e farmacologia clinica, Azienda ospedaliero universitaria Careggi di Firenze – consente di inibire con precisione il meccanismo che genera il dolore e la costellazione di sintomi collegati alla crisi emicranica. Negli studi clinici effettuati, gli eventi avversi registrati nel gruppo dei trattati sono risultati sovrapponibili a quelli del gruppo placebo, quindi di fatto assenti». «Questi farmaci - spiega ancora Di Sabato – hanno dato una svolta decisiva al trattamento dell’emicrania. Trasformano le emicranie croniche, in forme episodiche, con una frequenza di comparsa di 3-4 volte al mese e non più quotidiana, in alcuni pazienti si osserva addirittura alla scomparsa del problema». La nuova terapia presenta anche un altro vantaggio fondamentale: è virtualmente priva di effetti indesiderati e funziona anche nei pazienti che non hanno finora risposto alle altre cure.

GLI USA

 Tra le altre novità in arrivo, approvate negli Usa ma non ancora in Europa, ci sono anche i farmaci orali della classe dei ditani e dei gepanti, utilizzati per stroncare l’attacco. Negli Usa, la Food and drug administration ha di recente approvato anche l’utilizzo dell’ubrogepant, un prodotto orale anti-Cgrp per il trattamento acuto dell’emicrania, con o senza aura. Tra le novità c’è anche il lasmiditan, il primo agonista selettivo dei recettori della serotonina, (modulatore dell’umore), della classe dei ditani. «Rimane purtroppo la grande fetta dei pazienti affetti da cefalea tensiva o episodica – conclude Di Sabato - che hanno una qualità di vita molto squalificata dalla presenza di attacchi anche quotidiani di cefalea gravativa, con sensazione di peso alla testa, intorpidimento del collo e delle spalle, e disturbi dell’umore. Per loro, oltre alle terapie tradizionali, si interviene con una ginnastica posturale ad hoc. Il paziente, cioè, oltre a seguire le terapie deve imparare a cambiare alcune sue abitudini. Anche come cammina e come sta seduto alla scrivania. Deve capire il legame possibile tra vita sedentaria e dolore». 

Ultimo aggiornamento: 12 Maggio, 15:52 © RIPRODUZIONE RISERVATA