Covid, terza dose di vaccino: il conteggio degli anticorpi non serve

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di Giovanni Del Giaccio
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Giovedì 11 Novembre 2021, 06:00 - Ultimo aggiornamento: 16:17

É falsa la convinzione di essere protetti basandosi sul titolo anticorpale». Non ha dubbi Roberto Cauda, immunologo del Policlinico Agostino Gemelli di Roma e docente all’università Cattolica del Sacro Cuore.

Molti cittadini scettici sulla terza dose di vaccino, infatti, stanno rivolgendosi a laboratori di analisi per eseguire il test sierologico e sapere quanti sono gli anticorpi prodotti dal loro sistema immunitario, quindi se vale la pena di vaccinarsi di nuovo.

LA RICERCA

A rilanciare il dibattito è stato Roberto Burioni, docente di virologia all’università Vita e Salute San Raffaele, di Milano. In un tweet ha affermato: «Qualcuno mi fa notare che altri medici affermano che il dosaggio degli anticorpi è utile, dicendo “mettetevi d’accordo”. Io non mi metto d’accordo con nessuno: io da sempre vi riporto le fonti scientifiche». E ha citato il New England Journal of Medicine che il 14 ottobre ha pubblicato uno studio sulle infezioni negli operatori sanitari che hanno ricevuto il vaccino a Rna messaggero. Quello in grado cioè di stimolare la risposta immunitaria attraverso la produzione di proteina Spike che è una parte del virus ma non è in grado di causare la malattia, ma di rispondere qualora il virus entrasse in contatto con il corpo. Undici pagine nelle quali sedici studiosi riportano l’attività svolta su un gruppo di 1.497 vaccinati, affermando fra l’altro che: «Non siamo stati in grado di trovare un titolo protettivo per la misura sierologica testata». Tradotto: avere o meno un certo numero di anticorpi non vuol dire essere protetti o a rischio. «Il titolo anticorpale - spiega il professor Cauda - ci indica la quantità, ma già a maggio scorso gli organismi di controllo statunitensi e una circolare del nostro ministero della Salute indicavano che la titolazione non ha significato per esprimere la protezione». Il motivo è semplice: «La misura che utilizziamo è il Bau, Binding antibody unity, valido a livello internazionale. Ma parliamo di quantità e non qualità degli anticorpi, non conosciamo ad esempio la loro efficacia sulle varianti». Il professore aggiunge: «Se avessimo la certezza che si trovassero nelle vie aeree e nella mucosa sarebbe diverso, in questo senso si lavora per un vaccino orale che stanno mettendo a punto in Israele ed è già alle fasi 2 e 3». Vale a dire su larga scala. Un vaccino capace di agire direttamente laddove il virus “attacca”.

L’ESTENSIONE

Gli anticorpi hanno una vita che può indurre a dire “oggi ho fatto le analisi, il titolo è alto, sono protetto ancora per enne giorni”. «No - precisa Caudia - gli anticorpi tendono a diminuire nel corso dei mesi e questo poteva indicare una eventuale riduzione della capacità protettiva. Ma attenzione, in assenza di anticorpi per il tetano, ad esempio, non vuol dire che c’è mancanza di protezione. Le cellule funzionano come una sorta di fabbrica che produce le difese e se occorre riprende la produzione». Terza dose per tutti, allora? «Non siamo di fronte a una disamina tra favorevole e contrario, dobbiamo studiare e capire. Con le informazioni che ho e l’esperienza fatta in questo periodo di pandemia, sento di dire che oltre ai fragili, l’estensione agli over 50 della terza dose è il passaggio successivo». 

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