In aumento il rischio bronchiolite per i più piccoli: primo allarme l'affaticamento respiratorio

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di Maria Rita Montebelli
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Giovedì 11 Novembre 2021, 06:00 - Ultimo aggiornamento: 16:16

Lo scorso anno è stato messo alla porta da lockdown e mascherine. Ma quest’anno il virus respiratorio sinciziale (Vrs) è tornato a far parlare di sé e delle sue conseguenze, in particolare tra i più piccoli.

Addirittura con un paio di mesi in anticipo rispetto al calendario abituale (da noi in genere il picco è tra gennaio e febbraio). Un articolo della rivista Lancet, “Child & Adolescent Health”, mette in guardia da un possibile effetto boomerang causato dal “debito di immunità” dovuto alle misure anti-Covid della scorsa stagione. In Nuova Zelanda, durante l’inverno 2021 (corrisponde alla nostra estate) si è registrato un picco di casi di bronchiolite da Vrs, cinque volte maggiore rispetto agli anni precedenti. In Italia il Vrs rappresenta la prima causa di ricovero tra i bambini fino ad un anno di vita e la più frequente causa di infezione delle vie respiratorie nei piccoli al di sotto dei due anni. L’infezione in genere esordisce come un raffreddore (secrezioni nasali, tosse secca e stizzosa e febbricola), ma nei piccoli di pochi mesi può rapidamente complicarsi. Dando luogo ad una bronchiolite (l’infiammazione delle ramificazioni bronchiali più distali) o ad una polmonite.

I CAMPANELLI

Ma quali sono i campanelli d’allarme che un genitore deve imparare a conoscere? «Il genitore – spiega la professoressa Annamaria Staiano, presidente Società italiana di pediatria – deve essere informato del fatto che i sintomi possono peggiorare anche in modo rapido. Un bambino, soprattutto se al di sotto dei 3 mesi di vita, che inizi a manifestare disturbi respiratori anche lievi, può rapidamente progredire verso una forma più severa. Bisogna tener d’occhio l’incapacità di alimentarsi e la comparsa di affaticamento respiratorio». Se il piccolo appare affannato, respira più velocemente, presenta un alitamento delle pinne nasali (il nasino si apre di più per respirare), mostra ad ogni inspirazione una rientranza a livello del giugulo e sotto lo sterno, come se cercasse di risucchiare l’aria dentro i polmoni, è necessario avvertire immediatamente il pediatra. Valuterà la cosa più opportuna da fare. Questo virus è molto contagioso e penetra nell’organismo dalle mucose di naso, bocca e occhi attraverso le goccioline (droplet) emesse attraverso uno starnuto o un colpo di tosse da una persona infetta. Può sopravvivere molte ore sulla superficie di tavoli, culle, maniglie o giocattoli. Si può trasmettere toccando queste superfici o secrezioni infette e strofinandosi poi con le mani gli occhi o il naso.

IN FAMIGLIA

«Il Vrs – aggiunge la professoressa Staiano – causa ogni anno delle epidemie. Per questo la maggior parte dei soggetti ha già degli anticorpi. I più frequentemente interessati sono i bambini piccoli e quelli in età scolare. Il fattore di rischio principale per i più piccoli è in genere un fratellino più grande che va all’asilo. Il grande prende un raffreddore mentre nel piccolo diagnostichiamo la bronchiolite. I fratellini raffreddati dunque dovrebbero evitare contatti stretti con i più piccoli o usare la mascherina. Stessa regola per gli adulti». Una mamma e un papà raffreddati quando hanno contatti col neonato devono indossare la mascherina e lavare bene le mani, non lasciare in giro i fazzolettini e seguire tutte le norme igieniche che abbiamo imparato con il Covid. Fondamentale l’igiene delle mani, che vanno lavate spesso e comunque prima di toccare o prendere in braccio il bambino. Non bisogna, inoltre, toccarsi occhi, bocca o naso mentre si accudisce il piccolo. Le superfici potenzialmente contaminate (seggiolone, giocattoli, maniglie delle porte vanno pulite accuratamente) e bisogna evitare che le persone che starnutiscono o tossiscono, si avvicinino al bambino.

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