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Vaccino al rallentatore agli over 80. Così le Regioni dimenticano i più fragili

Vaccino al rallentatore agli over 80. Così le Regioni dimenticano i più fragili
di Diodato Pirone
4 Minuti di Lettura
Venerdì 26 Febbraio 2021, 06:47 - Ultimo aggiornamento: 09:32

Lo sanno tutti: la Sardegna è la terra dei centenari e persino degli ultracentenari. Qui alla fine del 2020 vivevano ben 458 persone con età superiore ai 100 anni e, per quanto possa sembrare incredibile, il 15% di tutti gli esseri umani del mondo con oltre 110 anni d'età.
Un patrimonio dell'umanità decisamente a rischio. Già perché la Regione Sardegna sembra essersi dimenticata di vaccinare i suoi nonni. Qui dall'inizio dell'anno hanno ricevuto il farmaco anti-Covid appena 5.500 ultraottantenni sui 112.000 che vivono sotto la bandiera dei Quattro Mori. Appena il 5,5% o, se preferite, uno su venti degli aventi diritto.

Il tristissimo record negativo stride ancora di più se i dati della Sardegna vengono messi a confronto con quelli dell'amministrazione più attenta ai suoi vecchi, la Provincia di Bolzano. In Alto Adige/SudTirol in 50 giorni è stato vaccinato un ultraottantenne su due, il 45% per l'esattezza. Non solo. La Sardegna francamente sfigura anche rispetto alla media nazionale che - in base ai dati di due giorni fa del ministero della Salute - registra la vaccinazione di 665 mila italiani con più di 80 anni, pari a quasi il 16% del totale. In altre parole l'Italia ha vaccinato finora una nonna o un nonno ogni sei.

Il labirinto sardo

Come ha fatto la Regione Sardegna a perdersi? Ma come hanno fatto anche la Calabria (6,8%), la Toscana (6,9%), la Puglia (9,5%) a vaccinare meno di un vecchietto ogni dieci trascurando la categoria tragicamente più colpita dalla pandemia? Il fatto è che la Sardegna non solo ha iniziato da pochi giorni a vaccinare i suoi vecchietti ma ha scelto una strada complicatissima. Ecco come l'ha descritta l'altro giorno al quotidiano Unione Sarda Maurizio Onnis, sindaco di Villanovaforru, un paesino a metà strada fra Cagliari e Oristano: «L'Asl due giorni prima del vaccino comunica al Comune, ma non sempre ci riesce, quali ultraottantenni sono chiamati al vaccino. Il Comune deve chiamare gli anziani uno a uno per conoscerne la disponibilità. Se dicono di sì i vigili devono andare a casa a prenderli per portarli in palestra a farsi il tampone. Poi se non sono positivi dovranno andare in macchina a spese loro in un altro paese, Segariu, a mezz'ora da qui».

Se la Sardegna fa di tutto per sembrare no vax, altre Regioni sono semplicemente in ritardo. La Toscana, ad esempio, che pure è fra quelle che ha vaccinato di più avendo usato ben l'86,6% delle dosi disponibili, ha fatto partire le somministrazioni agli ultraottantenni pochi giorni fa, affidandosi ai medici di famiglia. Per partire ha dovuto aspettare che venisse firmato l'accordo nazionale fra il ministero della Salute e i sindacati nazionali dei medici sull'indennità da riconoscere: 12 euro lordi per ogni fiala.
«Continuiamo a combattere la guerra al virus con le regole del tempo di pace», è stato lo sconsolato commento dell'epidemiologo Pier Luigi Lopalco che ora fa l'assessore alla Sanità della Regione Puglia. Una delle ultime in classifica.

Molto indietro, ed è amaro sottolinearlo, è anche la più grande Regione italiana, la Lombardia, che nonostante i suoi 28.228 decessi quasi tutti di anziani è riuscita a vaccinare meno del 12% dei suoi ultraottantenni, appena 84.000 su oltre 700.000. Qui le somministrazioni sono partite il 18 febbraio, dieci giorni dopo il Lazio, una settimana dopo la Campania e ancora oggi i non prenotati sono moltissimi.

Sarebbe sbagliato però riportare solo la parte vuota del bicchiere. Proprio la Campania vanta ottime performance su questo delicatissimo fronte. Ieri a Napoli le operazioni sono state sospese perché sono già andate esaurite tutte le dosi mensili destinate agli ultraottantenni che finora non sono state poche avendo raggiunto la rispettabile quota di 55.000 pari al 17,2% del totale finale.

Il Lazio, poi, la prima Regione a iniziare a vaccinare gli ultraottantenni l'8 febbraio con il clamoroso flop del sistema informatico di prenotazione, ormai veleggia su quota 100.000 nonni vaccinati. Si tratta della quota numericamente più alta di tutta la nazione, praticamente venti volte quelli della Sardegna e molti di più anche dei lombardi. Uno dei segreti della buona performance del Lazio è stata lo studio del sistema israeliano che non ha sprecato neanche una fiala (che può guastarsi quando esce dal frigo a bassissima temperatura) organizzando le cosiddette panchine: un paziente di riserva ogni 10 prenotati da infilare sotto la siringa in sostituzione di chi non rispetta l'appuntamento. E ai nonni, si sa, lo spreco non piace.
 

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