Omicron 4 e 5, «per i guariti scarsa protezione da nuove sottovarianti». I sintomi (e le differenze con 1 e 2). Lo studio dal Sudafrica

Lo studio ha rilevato nei non vaccinati un calo della capacità neutralizzante di 36 volte contro BA. 4 e 37 contro BA.5 rispetto alla sotto-variante BA.1. Per questo secondo gli studiosi «potrebbero essere responsabili di una nuova ondata»

Omicron 4 e 5, per i guariti scarsa protezione da nuove sottovarianti. I sintomi (e le differenze con 1 e 2)
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Lunedì 2 Maggio 2022, 15:18 - Ultimo aggiornamento: 4 Maggio, 11:43

Le restrizioni vengono allentante, eppure il numero dei contagi in Italia non ha intenzione per il momento di fermarsi. Un rischio calcolato, hanno spiegato i virologi, attenuato da chi si è vaccinato con tre dosi e da anziani e fragili che si stanno sottoponendo alla quarta. In attesa dei prossimi mesi in cui sarà più chiaro se il richiamo sarà esteso a tutti. Intanto però in Italia è stato isolato il sotto-lignaggio della variante Omicron, BA.4 (solata e genotipizzata presso il laboratorio di Microbiologia dell'Ospedale San Gerardo di Monza) mentre nel mondo aumenta la diffusione anche di BA.5. Specialmente in Sudafrica, dove adesso rappresentano i tre quarti delle infezioni. Ma cosa dicono gli studi sulle nuove sotto-varianti? La nota positiva è che non sembrano più contagiose di Omicron. D'altro canto, però, studi sudafricani spiegano che chi si è ammalato di Covid-19 contraendo Omicron BA.1 ha solo una piccola protezione nei confronti delle sotto-varianti BA. 4 e BA.5. Specie se non è vaccinato.

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Lo studio

Lo spiega uno studio coordinato dall'Africa Health Research Institute di Durban in Sudafrica e pubblicato su medRxiv, piattaforma che rende disponibili le ricerche prima della valutazione da parte della comunità scientifica. Le sotto-varianti BA. 4 e BA.5 hanno avuto origine rispettivamente a metà dicembre e ai primi di gennaio e da aprile hanno cominciando a diffondersi soprattutto in Sudafrica, dove oggi sono responsabili di circa i tre quarti delle infezioni. Nello studio, i ricercatori sudafricani hanno verificato la capacità di neutralizzare le due varianti con il siero di 39 persone che avevano contratto Omicron BA.1: 24 di loro non erano vaccinate, le rimanenti 15 si erano ammalate nonostante avessero ricevuto il vaccino Pfizer-BioNTech o Johnson & Johnson. Il siero era stato prelevato in media 23 giorni dopo l'insorgenza dei sintomi, «corrispondente al momento in cui l'immunità neutralizzante contro Omicron BA.1 si sviluppa e raggiunge il massimo».

Lo studio ha rilevato nei non vaccinati un calo della capacità neutralizzante di 36 volte contro BA. 4 e 37 contro BA.5 rispetto alla sotto-variante BA.1. Più contenuto il calo di protezione nelle persone vaccinate: in tal caso si è osservata una riduzione 3,2 volte contro BA. 4 e 2,6 volte contro BA.5. In termini assoluti, tra vaccinati e non vaccinati, si è osservata una differenza protettiva di circa 5 volte. Ciò fa pensare, secondo i ricercatori, che «BA. 4 e BA.5 abbiano il potenziale per provocare una nuova ondata di infezione». Almeno in Sudafrica, dove il picco l'ultima ondata si è verificata ormai da più di 4 mesi ed è stata dovuta proprio alla sotto-variante BA.1. Al momento non è ancora nota, invece, se la stessa riduzione di protezione si verifichi anche nelle persone che siano state infettate dalla sotto-variante BA.2.

Bassetti: ricoveri e forme gravi, le differenza

«In Sudafrica crescono le sottovarianti di Omicron BA. 4 e BA. 5. Ma il dato delle forme gravi conferma il trend di minor aggressività delle sottovarianti - ha scritto Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova, postando i risultati della rilevazione -. La media dei ricoveri con BA. 4 e 5 è di 2 giorni vs 4 per BA.1. Forme gravi 23, 4% vs 33,8%. Evoluzione più benigna del virus». Guardando allo schema, alla voce decessi la proporzione è del 4,9% con Omicron 4 e 5 contro 9,8% con Omicron 1.

I sintomi

«Omicron 4 è una sottovariante e dobbiamo sempre preoccuparci quando ne emerge qualcuna - ha detto Massimo Ciccozzi, responsabile dell'Unità di Statistica medica ed Epidemiologia della Facoltà di Medicina e Chirurgia del Campus Bio-Medico di Roma -. Hanno qualche mutazione di differenza rispetto alla principale e quindi potrebbero farci degli scherzi. In generale però, la sintomatologia dovrebbe essere quella della variante principale che non è particolarmente pesante. Ovviamente dobbiamo avere molta attenzione, studiarla e aspettare per capire che tipo di evoluzione avrà».

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