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Variante Omicron, allarme Oms per la nuova mutazione del Covid: «Preoccupante»

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Variante Omicron è il nome della nuova mutazione Covid. La nuova variante individuata in Africa, la B.1.1.529, è stata così chiamata dall'Oms (Omicron è la quindicesima lettera dell'alfabeto greco) ed è stata classificata come «preoccupante». «La variante B.1.1.529 è stata segnalata per la prima volta all'Oms dal Sudafrica il 24 novembre 2021. Questa variante ha un gran numero di mutazioni, alcune delle quali preoccupanti», ha affermato il gruppo di esperti incaricato dall'Organizzazione Mondiale per la Sanità di monitorare l'evoluzione della pandemia. Omicron (o variante Nu o nuova variante Sudafrica) è stata individuata la prima volta l'11 novembre in Botswana, che ha un «enorme numero di variazioni» che potrebbero permettere al virus di aggirare l'immunità. I primi casi sono stati localizzati in tre Paesi, confermati della variante B.1.1.529, che contiene 32 variazioni della proteina spike, la parte del virus che la maggior parte dei vaccini usano per creare l'immunità contro il Covid. Oltre ai tre casi in Botswana, la variante è stata individuata in Sudafrica e a Hong Kong, in un paziente appena rientrato dal Sudafrica. Ma sono molti i Paesi che segnalano la presenza della nuova variante.

Tom Peacock, virologo dell'Imperial College di Londra, ha pubblicato alcuni dettagli su questa variante su un sito, sottolineando che «l'incredibilmente alta quantità di mutazioni dello spike suggerisce che questa potrebbe essere una vera preoccupazione».

 

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Sfugge ai vaccini

Sono necessarie circa due settimane per capire se e fino a che punto la nuova variante B.1.1.529 del virus SarsCoV2 è in grado di sfuggire agli anticorpi generati dai vaccini anti Covid, così come alle difese dovute all'attivazione delle cellule T del sistema immunitario. Lo rende noto la virologa, dell'Università del Witwatersrand a Johannesburg, le cui dichiarazioni sono riportate dalla rivista Nature sul suo sito. Al momento non è chiaro nemmeno se questa variante sia più trasmissibile della Delta. Le notizie finora disponibili riguardano alcuni casi di reinfezioni e di casi in individui vaccinati, ha detto ancora ricordando che i vaccini utilizzati in Sud Africa sono quelli di Johnson & Johnson, Pfizer-BioNtech or Oxford-AstraZeneca. Tuttavia «in questa fase - rileva - è troppo presto per dire qualcosa».

 

Più trasmissibile della variante Delta?

Il motivo per cui non è possibile sapere se la variante B.1.1.529 sia più trasmissibile della Delta, ha detto Moore, è perché «il numero dei casi di Covid-19 in Italia è piuttosto basso». La situazione è incerta anche per un l'infettivologo Richard Lessells, dell'Università di KwaZulu-Natal a Durban: «ci sono molte cose che non capiamo di questa variante», ha detto in una conferenza stampa organizzata dal dipartimento della salute del Sudafrica e riportata dal sito di Nature. «Il profilo della mutazione preoccupa, ma ora dobbiamo lavorare per capire le caratteristiche di questa variante in relazione all'andamento della pandemia». Le prime informazioni sulla variante B.1.1.529 sono arrivate grazie alle sequenze genetiche ottenute in Botswana. Si è visto così che questa variante contiene più di 30 mutazioni della proteina Spike che il virus utilizza per invadere le cellule.

 

Task force allo Spllanzani di Roma

«In relazione alla comparsa della nuova variante di Sars-CoV-2, B11529, isolata in Sudafrica, l'Istituto Spallanzani ha costituito una task force per analizzare dati che afferiscono a livello internazionale e predisporre il sequenziamento dei ceppi ai fini di sorveglianza virologica. L'Istituto Spallanzani, grazie all'intervento del ministero degli Esteri, si è messo in contatto con l'ambasicartore italiano in Sudafrica Paolo Cuculi che sta facilitando i contatti con il Nicd sudafricano. La task force avrà a breve una call internazionale con gli esperti del Nicd per discutere dei dati e confrontarsi sulle misure da adottare». Lo annuncia l'Inmi Spallanzani di Roma. «Questa è la risposta immediata dello Spallanzani e dell'intero sistema Paese - ha sottolineato il direttore dell'Inmi, Francesco Vaia - alla preoccupazione che insorge nei cittadini rispetto a questa variante. Il messaggio che lanciamo è: facciamo attenzione, osserviamo, studiamo e poi verifichiamo quali sono le azioni per combattere questa altra ulteriore variante».

 

 

 

 

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