Previdenza sotto controllo. L'assistenza è il problema

Alberto Brambilla
di Marco Barbieri
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Mercoledì 21 Febbraio 2018, 19:18

L'assistenza è il problema del welfare italiano, "generoso ma vulnerabile" nella sintesi offerta da Alberto Brambilla, che ha presentato il quinto Rapporto sul Bilancio del Sistema Previdenziale italiano a cura del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali. In sostanza la spesa per l'assistenza è pressoché fuori controllo. Si fa sempre un gran parlare della spesa previdenziale - oggetto anche di molte promesse elettorali di questi giorni - ma poco si dice e si promette, o si minaccia, su quella assistenziale. Dal 2011 al 2016 (anno a cui si ferma l'analisi di Itinerari previdenziali) sono state liquidate 300mila prestazioni in più, per una spesa lievitata da 18,8 miliardi a 21,7. Quasi il 10% in più. Si parla di invalidità civile, indennità di accompagnamento, pensioni e assegni sociali e pensioni di guerra (sì, se ne pagano ancora quasi 200mila, tra dirette e indirette!). Certo, ci vorrebbe coraggio. Toccare i benefici assistenziali non è facile. Specialmente in un Paese perennemente in campagna elettorale: sono oltre 4 milioni gli italiani che beneficiano di prestazioni assistenziali, cioè pagate dalla fiscalità generale e non da contribuzione. Il sistema previdenziale, sempre sotto attacco, si finanzia con una specifica contribuzione obbligatoria (una specie di tassa di scopo) ed è sostanzialmente in sicurezza, dal punto di vista dei conti. Tra il 2015 e il 2016 la spesa previdenziale in senso stretto è cresciuta solo dello 0,22% (contro il +2,41% della spesa assistenziale). Grazie alla famigerata legge Fornero? Anche, visto che sono diminuite le uscite per pensionamento e che il rapporto tra attivi e penionati è migliorato sensibilmente, tornando ai livelli del 1997. Certo che l'idea di riaprire il vaso di Pandora delle pensioni, senza provvedere a chiudere quello dell'assistenza potrebbe essere letale. Per i conti pubblici.
«In questa prospettiva - commenta Alberto Brambilla - separare la spesa previdenziale da quella assistenziale è un “esercizio” necessario su più fronti. Innanzitutto, si tratta di un’operazione utile a livello contabile, perché consente di fare chiarezza su spese molto diverse tra loro per finalità e modalità di finanziamento, ma che troppo spesso sono impropriamente comunicate, come se fossero assimilabili tra loro, anche a organi e istituzioni internazionali, con il risultato di continue richieste di riforme pensionistiche. Si tratta poi evidentemente di un esercizio di equità tra chi ha versato e chi no: non bisogna infatti dimenticare che il nostro modello di welfare prevede per finanziare le pensioni una tassa di scopo, i contributi sociali, mentre l’assistenza è finanziata dalla fiscalità generale». Sulla separazione contabile della spesa previdenziale da quella assistenziale  ci si esercita da anni. Anche di recente Federmanager ha ribadito questa opportunità, invitando a verificare che i conti previdenziali sono a posto. Per ora senza ascolto.

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