L'attacco di Intesa al welfare integrativo (aziendale e non solo)

Andrea Lesca
di Marco Barbieri
3 Minuti di Lettura
Giovedì 1 Marzo 2018, 18:34 - Ultimo aggiornamento: 12 Marzo, 17:19

Banche e welfare: il binomio si sta consolidando. Con la presenza di provider/intermediari (Easy Welfare con Unicredit; Eudaimon con Credem, per fare due esempi) che da fornitori di piani di welfare aziendali per gli istituti di credito diventano partner per offerte di servizio ai clienti/imprese delle banche. Con alleanze più orientate alla conoscenza e all'analisi delle nuove organizzazioni del lavoro (Ubi con Adapt). Oppure con forti investimenti inhouse, soprattutto sul fronte della Bancassurance. Come Intesa Sanpaolo, che ha deciso di investire massicciamente su Intesa Insurance. Esercitando tutto il suo peso istituzionale: Nicola Fioravanti, già ad di Intesa Sanpaolo Vita e responsabile della Divisione Insurance del Gruppo bancario, dalla fine di gennaio è uno dei vicepresidenti di Ania. Per fargli posto è stato cambiato persino lo Statuto dell'associazione delle compagnie assicurative. Insomma Intesa Insurance ha tutte le intenzioni per diventare un player di riferimento del mercato. Per questo sviluppo, quanto vale la crescita del welfare integrativo? Risponde Andrea Lesca (nella foto), responsabile Relazioni Reti e Welfare aziendale di Intesa Sanpaolo Vita: "In un contesto in cui il gap pensionistico è in aumento e la copertura sanitaria pubblica è in diminuzione, la nostra Divisione punta a essere uno dei principali operatori in grado di offrire soluzioni efficienti sia ai dipendenti della clientela imprese, sia alla clientela retail con l'obiettivo di incrementare la propria presenza sia nel mercato della previdenza complementare, nel quale siamo già tra i leader del mercato, sia in quello delle coperture sanitarie integrative".
Quali spazi di crescita può avere il mercato assicurativo nello sviluppo delle nuove forme di protezione sociale?
"​Vi sono ampi spazi di crescita - aggiunge Lesca - per esempio nell'ambito della previdenza complementare. Oggi un lavoratore su tre ha già sottoscritto una forma di previdenza complementare utile a garantirsi un "benessere economico" al momento del pensionamento; di conseguenza abbiamo una quota importante di lavoratori tra quelli che attualmente non hanno preso una decisione in tal senso, che possiamo informare e ai quali proporre soluzioni.
​Nell'ambito della copertura sanitaria sarà sempre più evidente un'integrazione tra servizio pubblico e quello privato; la spesa sanitaria out of pocket delle famiglie è in costante crescita: attraverso le polizze sanitarie per la copertura di rischi legati alla salute, come per esempio quelle relative agli interventi chirurgici o alle malattie gravi, possono salvaguardare il tenore di vita acquisito evitando esborsi non previsti".
La crescita è affidata solo alle coperture collettive (aziendali, di comunità...), oppure c'è uno spazio aggiuntivo, dettato da un nuovo sviluppo di polizze individuali?
​"L'ambito collettivo continua a rappresentare un'importante opportunità sia per lo sviluppo delle adesioni ai fondi pensione che per la diffusione di coperture per la tutela della salute, ma spesso tali strumenti offrono una copertura di base. Conseguentemente - conclude Lesca - il lavoratore che desidera integrare tali coperture per tutelarsi maggiormermente, sia per la pensione complementare, sia per i rischi collegati alla salute, può ricorrere alla sottoscrizione di prodotti individuali come quelli offerti dal nostro Gruppo. Inoltre non tutti i lavoratori, pensiamo per esempio ai lavoratori autonomi o ai lavoratori atipici, hanno possibilità di accedere alle coperture collettive".

© RIPRODUZIONE RISERVATA