I muri dei bagni come social network: all'università si scrive di politica

Lunedì 18 Febbraio 2019 di Pietro Piovani
I muri delle toilette, con le loro scritte, sono una forma primitiva di social network. Chi scrive sa di rivolgersi a un pubblico selezionato, le impostazioni di privacy possono essere a maglie larghe (in un autogrill l'unica selezione è tra genere maschile o femminile), ma anche strette, come nei bagni di una facoltà universitaria. Nei gabinetti di Scienze politiche a Roma Tre i graffiti si trasformano in veri dibattiti con interventi, repliche e controdeduzioni, in un linguaggio che oscilla tra il congresso di partito e il talk-show.

Si parte da uno slogan: “Renzi nei call center, Salvini in fonderia, è questa la nostra democrazia”. Il discorso potrebbe anche chiudersi là, ma qualcuno lo prende sul serio e apre il contraddittorio: “Dov'è la democrazia? Quando è esistita o esisterà? Democrazia e anarchia resteranno sempre utopie fin quando il popolo mostra quotidianamente di non sapersi autogestire”.

Per l'autore del primo messaggio questa è una sfida che non si può lasciar cadere, e allora via con la replica a pennarello rosso: “L'anarchia fa ride, ma le più grandi conquiste del '900 erano frutto della lotta, delle masse, dei lavoratori...” eccetera eccetera, fino a concludere il sermone con la non banale citazione del cantante punk Joe Strummer “The future is unwritten”, il futuro è ancora da scrivere.

Le statistiche sull'inserimento nel mondo del lavoro dopo la laurea dicono che per questi ragazzi di Scienze politiche scrivere il loro futuro non sarà facile

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