Le convivenze improbabili nelle case d’agosto

di Raffaella Troili
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Mercoledì 20 Agosto 2014, 07:49 - Ultimo aggiornamento: 08:16

Ar solo pensiero che da stasera

vado a fa n'po de giorni da quei

fori de capoccia dei miei mi vengono

i brividi.... #villa arzilla

@mevitt

Il cognato che ha solo un pensiero (funzionerà la parabola?) e poi ti molla due pupi da sfamare perché lui va a correre quando in tavola è già apparecchiato, il nipote che mangia per tre, quello che siede a capotavola al posto del nonno che poi è lo stesso che in macchina non sale se non sta vicino al finestrino. E capricci di suocere, chi pretende di cucinare sempre, chi intende solo andare a cena fuori. Una menzione per i fratelli che non accendono mai lo scaldabagno ma ritengono il tuo accappatoio un bene comune, sorelle gelose dei propri spazi costrette a dividere letti e divani pieni di molliche e odori di mare. E ancora: nuore che odiano fare la spesa, altre che pensano di saperla fare solo loro. È stata dura: molti di noi, nelle case sul litorale romano, hanno vissuto ammucchiate che voi umani..., promiscuità ammissibili solo tra i giovani o nel postbellico. Tra divani ricoperti di sabbia, frigo fuori controllo, parenti poco meno che estranei solo in cerca di relax, nelle case al mare si realizzano convivenze improbabili: gente che d'inverno non si scambia una telefonata si ritrova a dividere tetto, abitudini, chiacchiere.

C'e chi ci riesce, ma l'equilibrio è sempre precario, per cui una sorta di miracolo è quello che si ripete ogni anno; chi invece scagliona al millimetro i periodi di vacanza in modo da non incrociarsi nemmeno. Una lite salvifica spesso interrompe in anticipo questi presepi forzati, dove la voglia di stare assieme fa emergere presto anche ruggini e malumori. Ogni volta alla fine dell'estate, c'è qualcuno che dice mai più. Ma poi se lo scorda.

raffaella.troili@ilmessaggero.it