«Corviale e Trullo, ecco il mio turismo a chilometro zero»

Sabato 7 Luglio 2018 di Francesca Bellino
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Un viaggio a New York le fa aprire gli occhi e capire che si può vivere diversamente e, proprio attraverso l'osservazione dei quartieri della città che non dorme mai, la sociologa Irene Ranaldi cambia sguardo sulla sua vita e dà il via al risveglio di una passione sommersa che oggi è diventata il suo lavoro: lo studio delle trasformazioni delle città, in particolare di Roma e delle sue periferie.
Perché partì proprio per New York?
«Un caso: andai per lavoro dieci anni fa. All'epoca lavoravo per una cooperativa sociale che si occupa di servizi per categorie deboli in cui dirigevo il giornale interno, ma partii per un progetto Mibact sugli Archivi della Moda».
Cosa successe?
«Partecipai a una visita guidata nel Queens e capii che c'era un fermento turistico che mi ricordava le ricerche di Franco Ferrarotti che avevo seguito all'Università sul superamento della divisione centro e periferia».
Quando la sua vita è cambiata?
«Quando ho vinto il dottorato, mi sono rimessa a studiare e ho iniziato a viaggiare da sola. In quegli anni, insieme a Elisabetta Galgani e Lorenzo Pallini, fondai l'associazione Marmorata169 per organizzare una serie di attività sulla città ora ampliate grazie alla mia nuova associazione, Ottavo Colle, nata 4 anni fa dall'idea che Roma possa avere un colle in più, oltre i setti stranoti, ossia un punto di osservazione per guardare la città che cambia. Con Ottavo Colle ho iniziato a mettere in pratica le idee nate a New York: passeggiate in quartieri romani fuori delle solite mete turistiche».
Da dove ha cominciato?
«Da Testaccio, in occasione di un concerto di Giulia Anania. Ho cominciato dal quartiere dove vivo da trent'anni e al quale ho dedicato una ricerca, Testaccio da quartiere operaio a village della capitale. Poi gli itinerari si sono ampliati. Oggi porto persone in tour a Corviale, al Quadraro, a Garbatella, al Mandrione, al Tufello, al Trullo. Percorsi che uniscono territorio, letteratura, cinema e architettura».
Sta cercando di veicolare il turismo lontano dalle solite mete di massa consolidate?
«Roma è come New York. Per conoscere la città, non puoi andare solo a Time Square, devi visitare anche il Lower East Side o Brooklyn. Mi piace l'idea di stupire le persone come mi stupii io al Queens. Ai miei tour partecipano soprattutto romani. Le persone vanno educate alla riscoperta del turismo locale a km zero».
Su che percorsi sta lavorando?
«Su un percorso attraverso le 12 borgate ufficiali del fascismo negli anni 30, ossia Primavalle, Acilia, Trullo, Tor Marancia, Pietralata, Tufello, Borgata Gordiani, Villaggio Prenestino, Tiburtino IIII, Pietralata, Val Melaina, Quarticciolo.
A Testaccio le è molto caro il Monte dei Cocci.
«Sì, ma dato che è sempre chiuso, ho lanciato una petizione per farlo aprire. Monte dei Cocci è un po' per me l'ottavo colle, quello che c'è, dove mi posiziono come esploratrice per osservare Roma che muta».
È tornata spesso a New York dopo il primo viaggio?
«Sì, decisi di dedicare la tesi di dottorato al fenomeno della gentrification facendo un parallelo tra Testaccio e un quartiere del Queens, Astoria, da cui è anche un libro».
In che quartiere di Roma possiamo parlare di gentrification?
«Se ne parla a sproposito per molti quartieri, soprattutto al Pigneto tanto che ho ideato la visita guidata L'invenzione del Pigneto. Il temine globalizzazione è ancora il più corretto».

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