Terrore a Villa Pamphilj, tentato stupro di giorno al parco di Roma. «Ho temuto di morire»

Aggredita lunedì mattina mentre faceva jogging: «Mi ha sbattuto per terra, mi soffocava»

Terrore a Villa Pamphilj, tentato stupro di giorno al parco di Roma. «Ho temuto di morire»
di Alessia Marani
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Giovedì 30 Dicembre 2021, 08:17

Choc a Villa Pamphilj. Una donna denuncia: «Un giovane vestito da runner ha tentato di violentarmi mentre correvo. Ho temuto di morire. Sono salva per miracolo. Fermate quel maniaco». Il peggiore degli incubi si materializza per Pamela (è un nome di fantasia), casalinga sessantenne, alle 7 del mattino di lunedì all'interno del grande polmone di Monteverde.

Villa Pamphilj, tentato stupro

 

La signora, come è abituata da anni, si sveglia all'alba, infila tuta e felpa ed entra nel parco dall'ingresso all'altezza di via di Donna Olimpia per fare jogging. Pochi metri e un uomo le si affianca. Anche lui è in tenuta sportiva. Ma non è un runner.
IL RACCONTO
«Quell'uomo all'improvviso - racconta Pamela ancora sotto choc - mi ha afferrato da dietro, mi ha gettato a terra e si è avventato su di me. Con una mano mi teneva il viso a terra, mi chiudeva la bocca perché non gridassi. Indossava i guanti, un cappello nero di lana, era vestito tutto di scuro. Poi ha cominciato a baciarmi, sentivo le sue mani dappertutto. Solo l'arrivo in lontananza di un altro runner lo ha spaventato e si è dileguato».

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Pamela porta ancora i segni dell'aggressione: il volto tumefatto, con lividi attorno alle labbra e un bernoccolo dietro al capo. Ha anche un sospetto, quello di essere stata stordita. «A un certo punto non respiravo, gli ho detto ti prego non mi fare del male e poi gli ho chiesto di lasciarmi prendere aria. Quando ho scorto la figura di un signore in lontananza e lui ha mollato la presa, ho provato a rialzarmi con l'intenzione di correre il più lontano possibile, ma non avevo più il senso dell'orientamento e mi mancava l'equilibrio, barcollavo. Forse mi ha stordito con un narcotico oppure è stata la botta alla testa». L'incubo di consuma in pochi minuti. «Forse cinque o dieci, impossibile quantificare, era ancora buio», aggiunge la donna. Che ricorda: «Non avevo con me il cellulare, con le gambe che mi si piegavano ho raggiunto a fatica una signora che stava portando a spasso due cani, mi ha aiutata e ho chiamato mio marito con il suo telefono».

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L'IDENTIKIT
A Villa Pamphilj oltre al marito di Pamela arrivano anche i carabinieri allertati attraverso il 112. Ma la segnalazione non arriva per un tentato stupro ma per una aggressione. Perlustrano il viale e l'area vicina ai giochi per bambini, ma dell'uomo, descritto sommariamente come un giovane sui trent'anni, alto circa 1,70 metri, forse straniero, non c'è traccia. «Mi ha detto qualche parola che nemmeno capivo bene - spiega la vittima - ma aveva un accento arabo, la pelle un po' scura. La mia impressione è che sapesse bene come muoversi, che in qualche modo si fosse organizzato per passare all'azione, come se stesse aspettando al varco la sua vittima, che fossi io o qualunque altra donna, giovane o meno». Pamela ha rifiutato di andare in pronto soccorso, terrorizzata («ho trascorso il lunedì in casa a piangere»), al momento non ha sporto formale denuncia, ma lei e la sua famiglia hanno avvisato parenti e amiche: «Fate attenzione, non andate nel parco da sole».

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Presto il tam tam ha fatto il giro del quartiere. A Villa Pamphilj non ci sono telecamere, in passato era stata denunciata la presenza di clochard violenti, prostituzione maschile e minorile, più volte si sono registrati furti. L'episodio di lunedì richiama alla mente una violenza, questa volta, consumata ai danni di una giovane runner stuprata una mattina del marzo scorso nel parco di Villa Gordiani, dall'altra parte della città. Un fattaccio rimasto ancora senza un colpevole.
 

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