Tivoli, pedofilo fotografa le bambine negli spogliatoi di una piscina

Lunedì 17 Giugno 2019
Tivoli, pedofilo fotografa le bambine negli spogliatoi di una piscina
Si era appostato in una delle toilette-box di una piscina di Tivoli con uno scopo preciso: rubare immagini delle ragazzine in bagno, con i piedi sul water e lo smartphone puntato. Ed è stato proprio il cellulare visto spuntare dall’alto a mettere in allarme una bambina di 10 anni, che è corsa subito ad avvisare il papà: «Qualcuno mi riprendeva negli spogliatoi», ha detto subito indicando il luogo. Abbastanza per far scattare l’allarme pedofilo tra ombrelloni, asciugamani e sdraio. A bloccare il guardone, ci ha pensato un poliziotto libero dal servizio che lavora presso l’ispettorato Vaticano e che stava trascorrendo lì qualche ora di relax. L’uomo avrebbe provato anche a negare, cercando di sbarazzarsi del telefonino. Ma in pochi minuti è arrivata una volante del commissariato di polizia di Tivoli e il caso è passato subito al pool antiviolenza, coordinato dal l’ispettore superiore Davide Sinibaldi. E, all’esito delle prime verifiche, per il trentenne, un geologo romano, sono scattate le manette. Le perquisizioni non hanno lasciato dubbi agli investigatori sulle abitudini del professionista: nella sua casa hanno trovato diverso materiale pedopornografico.

Si tratterebbe sia di immagini “catturate” più o meno con le stesse modalità utilizzate negli spogliatoi della piscina di Tivoli, che di altre scaricate da internet. Tutto “catalogato” in una cartella localizzata nel suo pc. Non solo: nell’abitazione romana i poliziotti hanno rinvenuto anche un importante quantitativo di marijuana. Si è proceduto, quindi, all’arresto con doppia accusa: per detenzione e produzione di materiale pedopornografico, ma anche per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Per la natura dei reati sul caso ora procede la direzione distrettuale antimafia della procura di Roma. Proprio nei giorni scorsi un altro professionista, un informatico dei Castelli Romani, un quarantenne, è stato condannato ad un anno e quattro mesi dal tribunale di Roma perché collezionava centinaia di immagini di fondo schiena femminili scattati, in giro per le strade della Capitale, alle turiste in visita ai monumenti.
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