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Stuprata a Roma dal branco. «Da quella sera mia figlia è sconvolta, nella banda erano in 10, trovateli tutti»

Accerchiata dal branco di sconosciuti e trascinata tra le auto. La mamma: "Ora ha bisogno di uno psicologo"

«Da quella sera mia figlia è sconvolta, nella banda erano in 10, trovateli tutti»
di Alessia Marani
4 Minuti di Lettura
Venerdì 1 Aprile 2022, 08:16 - Ultimo aggiornamento: 08:20

La notizia piomba in casa mentre alla TV gli ospiti di Flavio Insinna rispondono alle domande del solito quiz serale: gli aguzzini di sua figlia sono stati individuati, presi e fermati dai carabinieri dopo tre mesi di indagini. Tre di loro, quindicenni e sedicenni, andranno in comunità, due non sono nemmeno imputabili, perché tredicenni, ovvero ancora quasi dei bambini. Alla donna si fanno lucidi gli occhi sopra la mascherina mentre scorre con le dita, sullo smartphone, le prime informazioni pubblicate sul web che riguardano il tentativo di stupro subito da sua figlia che ora è di là in cucina.
LE LACRIME
Legge che il branco è stato fermato: cinque minorenni, dunque, accusati della orribile violenza di gruppo. Alza lo sguardo: «Ma erano dieci quella sera... Ora bisogna cercare anche gli altri». Forse gli inquirenti sono già sulle loro tracce dopo avere analizzato le immagini della telecamera del fast food davanti al quale si è consumato il raid e avere passato al setaccio le amicizie, anche via social, dei componenti della banda. Figure e volti che sarebbero stati immortalati anche dagli impianti di videosorveglianza della metro B, attraverso cui il branco si sposterebbe da una parte all'altra della città spadroneggiando sulle banchine: danni alle stazioni, molestie ai passeggeri. E non è escluso che abbiano dato fastidio anche ad altre ragazzine. A metà febbraio davanti alla fermata Colosseo i carabinieri dovettero intervenire in soccorso di una ragazza agganciata e sfuggita a un branco di bulli che l'avevano terrorizzata brandendo un coltello.

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L'INCUBO
La donna fa attenzione che la figlia non ascolti, parla a bassa voce, sa che ogni parola che rimandi a quel momento può ferirla e turbarla nuovamente. Si siede sul divano bianco del salotto e prende respiro. Il marito non è in casa, ancora fuori al lavoro.
«Da allora per nostra figlia e per noi più niente è come prima, è dura». Racconta che la ragazzina, studentessa di 15 anni, è «costantemente seguita», che ha un aiuto psicologico. Il fatto che il branco, o almeno una parte di esso, sia stato bloccato e assicurato alla giustizia la conforta ma ripete: «Erano dieci, l'hanno accerchiata e aggredita in dieci. Tutti ragazzini, più o meno suoi coetanei. Veri bulli, violenti, cattivi, non li conosceva, mai visti prima, mai più sentiti e spero davvero che non si rifacciano vivi mai più. L'hanno terrorizzata».
UN BRUTTO NATALE
Quella sera del 22 dicembre scorso, erano le otto, la figlia stava aspettando degli amichetti davanti al Mc Donald's dell'Eur, a pochi passi da viale Europa, il corso principale del quartiere degli uffici e della city, lo stesso dove abita. «Era sola in quel momento, la gang l'ha puntata all'improvviso e ha cominciato a schernirla, con parole pesanti. Poi l'incubo», ricorda la madre. «Abbiamo passato un Natale di dolore».

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Pensieri che vorrebbe cancellare per sempre se solo potesse. Secondo quanto ricostruito dalla Procura dei minori di Roma e dai militari dell'Eur, il branco comincia a ricoprire la ragazzina di apprezzamenti pesanti: «Come sei bona», «Dacci un bacio», poi ecco che la prendono e la trascinano verso un angolo isolato tra i parcheggi e nella penombra.
LE URLA
Lei si salva urlando e attirando con le grida altri ragazzi. «Si tratta di due suoi amici, ragazzini che conosceva e che l'hanno aiutata dopo avere sentito le urla. Li ringrazieremo per sempre, se non fosse stato per loro, non oso immaginare che cosa altro sarebbe potuto succedere, sono stati anche malmenati, non hanno avuto paura».
La baby gang a quel punto si dilegua, non prima, appunto, di colpire anche i due ragazzi intervenuti per sottrarre la studentessa alla morsa. «Abbiamo solo saputo successivamente che forse si trattava di ragazzini violenti arrivati dal Laurentino 38 - aggiunge la madre -. Mia figlia è stata chiamata per il riconoscimento fotografico ed è stato un altro momento di dolore. Ma doveva farlo. Bene, ma ora all'appello ne mancano altri cinque, speriamo che li prendano tutti quanti così non potranno fare del male ad altre persone».
 

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