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Roma, gli stupratori a casa: «Siamo pronti ad uccidere». Il racconto choc delle violenze

L’agghiacciante racconto delle violenze subite prima dal 17enne e poi dalla madre. Minacce col coltello sporco di sangue: «Abbiamo ammazzato un poliziotto»

Roma, gli stupratori a casa: «Siamo pronti ad uccidere». Il racconto choc delle violenze
5 Minuti di Lettura
Martedì 22 Marzo 2022, 00:15 - Ultimo aggiornamento: 14:46

«Vedi questo coltello è sporco di sangue perché lo abbiamo usato per uccidere un poliziotto questa sera, non abbiamo paura di ammazzare anche te». Parlano come criminali navigati ma sono soltanto due minorenni, i ragazzi tunisini - uno compirà 18 anni il prossimo giugno e l’altro 17 anni sempre nello stesso mese - che sabato notte hanno prima rapinato e poi avrebbero violentato un coetaneo e abusato sessualmente anche della madre. Il racconto delle vittime è agghiacciante per quello che diranno di aver subito e per ciò che questa storia lascia intravedere: una gioventù prevaricatrice e bruciata che non si fa scrupolo di nulla, che aggredisce, offende e violenta con quella brutalità che a volte manca anche ai criminali incalliti. Per provare a spiegarla, questa storia, bisogna tornare a sabato sera nel quartiere di Centocelle, zona est della Capitale che da tempo è diventata una delle aree più frequentate dai giovani per via dei locali e dei punti di ritrovo. 

La prima aggressione

Qui c’è Jacopo - lo chiameremo così, anche lui 17enne - che dopo aver trascorso la serata con gli amici si avvia a riprendere la propria minicar per tornare a casa. Ma è in quel momento che inizia l’incubo. Il ragazzo racconterà di essere stato avvicinato alle spalle da due uomini che tirando via da una tasca un coltello nero glielo punteranno poi al collo e alla gola. A seguire quella frase che paralizzerà: «Non abbiamo paura di ammazzare anche te». La frase sarebbe stata catturata anche da un video, girato dai due con il cellulare, e diffuso a qualche amico. Così Jacopo viene costretto a spogliarsi e a dare ai due tutto quello che possiede. Ma in tasca ha davvero poco: appena dieci euro. Non finisce qui, contro la sua volontà viene violentato da entrambi, alla fine i tunisini chiedono altro denaro ma il ragazzo non ce l’ha e per paura di essere ancora colpito o ferito dice loro di avere una somma maggiore a casa. Salgono tutti e tre a bordo della minicar e da Centocelle arrivano a Casal Monastero, zona periferica di Roma che presta il fianco a San Basilio e quello che succederà poi, sempre secondo il racconto della vittima, è ancora più inquietante.

L’orrore in casa

In casa c’è la madre ma anche la sorellina più piccola e una sua amichetta, Jacopo ha paura per loro e dunque arraffa tutto quel che può: più di cento euro che teneva nella sua camera ed altri soldi che gli dà la madre spaventata a morte. I due provano a offrigli anche dei gioielli, piccoli monili preziosi e provano a farli desistere da altre azioni violente ma nulla: i due non si fanno persuadere. Uno inizia a girare per la casa, l’altro più grande invece si avvia verso una camera con la madre di Jacopo e la costringe ad avere un rapporto sessuale minacciandola con quel coltello nascosto nella tasca dei pantaloni. Sono attimi terribili, madre e figlio sono terrorizzati e cercano di non far imbestialire i due considerata anche la presenza delle bambine. 
I due tunisini a quel punto decidono di andarsene ma da Casal Monastero per tornare in Centro hanno bisogno di un mezzo di trasporto. Avrebbero potuto prendere la macchinetta di Jacopo, andarsene via rubando anche quella ma invece pretendono che ad accompagnarli sia il ragazzo. Probabilmente nella speranza di avere tempo, in questo modo, di farla franca evitando che qualcuno durante la loro fuga allerti la polizia. Ma appena la vittima e gli aguzzini escono di casa, la madre - che si recherà poi al pronto soccorso del policlinico Umberto I - compone il numero unico per le emergenze e di fronte a quella abitazione poco dopo le 3.30 del mattino arriva una pattuglia della polizia.

La cattura

Da lì parte la ricerca, Jacopo non risponde al cellulare nel mentre viene avvisato anche il padre che si trova fuori città. I ragazzi potrebbero essere ovunque, la polizia dirama una nota di allarme a tutte le pattuglie in servizio descrivendo il modello e la targa della minicar che si sta cercando poi è il padre a dare un aiuto fondamentale. L’uomo tramite la geo-localizzazione del cellulare usato dal figlio riesce a fornire in tempo reale alla sala operativa della Questura la posizione del ragazzo. Agli agenti basterà meno di un’ora per intercettare la vettura che sarà bloccata a San Giovanni, in via dell’Amba Aradam, a pochi metri dall’ingresso dell’ospedale. La cattura non è semplice: quando i tunisini vengono accerchiati provano a divincolarsi aggredendo i poliziotti poi però verranno fermati. Negheranno le violenze ma nella minicar oltre al denaro sarà ritrovato anche quel coltello nero. La Procura dei minori ieri ha chiesto la convalida dell’arresto: i due tunisini sono accusati di sequestro di persona ai danni di un minorenne, rapina aggravata, violenza sessuale su minore, violenza sessuale e lesioni a pubblico ufficiale.

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