Sara Di Pietrantonio, per Vincenzo Paduano anche l'accusa di stalking

Martedì 14 Maggio 2019
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Sara Di Pietrantonio e Vincenzo Paduano

Vincenzo Paduano, la guardia giurata accusata di aver strangolato la studentessa Sara Di Pietrantonio che lo aveva lasciato, e di aver bruciato il cadavere della giovane a Roma in Via della Magliana la notte del 29 maggio 2016, dopo averla perseguitata, deve essere condannato per due distinti reati: l'omicidio pluriaggravato e lo stalking, come stabilito dal Gup che gli aveva dato l'ergastolo in primo grado. E non per il solo reato di omicidio, come deciso dalla Corte di Assise di Appello che - il 10 maggio 2018 - ha ridotto a 30 anni la pena, considerando lo stalking una 'semplicè circostanza aggravante e non un reato autonomo.

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Lo spiega la Cassazione nelle motivazioni relative all'udienza del 12 aprile al temine della quale i supremi giudici, presieduti da Filippo Casa, avevano accolto il reclamo del Pg di Roma e dei familiari di Sara contro lo sconto di pena. «La tesi per la quale il delitto di omicidio aggravato assorbe il delitto di atti persecutori è errata», scrivono gli 'ermellinì nel verdetto n. 20786 della Prima sezione penale. «La commissione di atti persecutori, reato di natura abituale e a condotta tipizzata, non involge in alcun modo la commissione del fatto di omicidio, reato di natura istantanea e causalmente orientato», rileva la Suprema Corte spiegando, a riprova che si tratta di due distinti reati, che «gli atti persecutori si sostanziano in minacce e molestie», mentre «il delitto di omicidio, invece, ben può prescindere da condotte di tal tipo e si qualifica soltanto per l'evento tipico della morte».

La poliziotta e la mamma, in ricordo di Sara

Sara, ricorda il verdetto, «fu costretta a modificare le sue abitudini di vita, evitando di incontrarsi» con il nuovo fidanzato «in luoghi ed orari in cui potevano essere sorpresi da Paduano» e «dovette cambiare la password di accesso a Fb non appena scoprì gli accessi abusivi perpetrati da Paduano». Inoltre gli 'ermellinì sottolineano che «i controlli opprimenti e ossessivi» di Paduano «ebbero sulla ragazza una tale incidenza da causarle sentimenti di forte paura, sostanzialmente terrorizzandola». Sara, rileva infatti il verdetto, chiarì al suo nuovo ragazzo, il quale le chiedeva perché mai non troncasse ogni rapporto con Paduano, che «aveva paura di lasciarlo perché temeva che lui la ammazzasse».

«Ed è questa la chiave di lettura dei comportamenti della vittima che, - scrive la Cassazione evidenziando lo stalking subito da Sara - sebbene impaurita, non si negò a un incontro con Paduano, proprio la sera successiva, non già per un chiarimento di riappacificazione, dato che fu risoluta a rifiutare ogni proposta in tal senso di Paduano, che le chiedeva di non escluderlo dalla sua vita, ma perché si illudeva, evitando una rottura traumatica del rapporto, di poter gestire meglio una situazione che le creava ansia e inquietudine».

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