Roma, morto alla Sapienza, gli amici: «Festeggiava il suo nuovo lavoro»

Lunedì 24 Giugno 2019 di Alessandra Camilletti e Alessia Marani

«Tutti pensavamo per Francesco un futuro, forse un matrimonio all'improvviso o un battesimo inatteso, non di certo questa esperienza». E allora padre Gianni, salito a Roma da Foggia, città d'origine del ragazzo, dalla parrocchia Gesù e Maria, invita tutti a ricordarlo sempre, per sempre. Prende spunto dalle letture, la moltiplicazione dei pani e dei pesci, e fa un ulteriore invito: «Francesco di gesti belli ne ha fatti tanti. Quando ci sarà il suo funerale ognuno porti un ricordo. Moltiplichiamolo, facendolo vivere nella nostra memoria».

È primo pomeriggio. Appena saputo che Francesco Ginese, 26 anni ferito gravemente all'arteria femorale venerdì notte nel tentativo di scavalcare un cancello della Sapienza non ce l'ha fatta, all'Umberto I arrivano decine di giovani. Si radunano nella cappella dell'ospedale per ricordare l'amico, anche con una messa. Per ritrovarsi, perché non è facile affrontare da un'ora all'altra una perdita così. Che non t'aspetti, a cui è difficile dare una spiegazione. Ritrovarsi, sottolinea anche padre Gianni, per «condividere questo dolore, questa sofferenza indescrivibile». Tenersi per mano. In prima fila ci sono i genitori Roberto e Concetta, conosciutissimi a Foggia per l'impegno sociale e nel mondo cattolico. Roberto è cancelliere in servizio presso la Procura, Concetta insegnante. Insieme coordinano una casa di accoglienza per i poveri. «Tutta la famiglia di Francesco è da sempre in prima linea per aiutare i poveri e i disagiati», confida il frate arrivato dalla Puglia.

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LA FORZA DEL PAPÀ
È proprio papà Roberto il primo a confortare tutti, parlando anche con gli amici, soprattutto con i due che erano con Francesco quella maledetta notte e che hanno fatto di tutto per liberare la sua gamba rimasta infilzata nello spuntone di ferro e chiamare i soccorsi. «Ci ha detto che a tutti è capitato nella vita di saltare un muro», racconta una ragazza commossa. I due amici erano sotto choc quando hanno raccontato alla polizia l'accaduto: «Avevamo già scavalcato una volta ma poi quella strada era cieca e non portava al piazzale dove era la festa. Così siamo tornati indietro e nel saltare nuovamente la recinzione è avvenuto l'incidente». Gli amici di Francesco raccontano che la corsa in ospedale è stata immediata, «visto che all'interno dell'Università era prevista un'ambulanza proprio per l'evento».

E ci tengono a dire che «Francesco non stava andando a un rave pieno di impasticcati, ma a una festa all'Università che alle due, appena saputo dell'incidente, ha smesso di suonare. Tutti a casa». Una famiglia numerosa, una bellissima famiglia, quella di Francesco. Padre Gianni li ricorda tutti a fianco di mamma e papà ci sono gli altri tre figli, il più piccolino è a casa , esprimendo loro, e alla fidanzata del giovane, un messaggio di vicinanza. «Una persona con la testa sulle spalle», dicono tutti del 26enne che si era laureato in Scienze politiche alla Luiss. Dopo sei mesi di stage, proprio di recente, era stato assunto dalla multinazionale Roche, incaricato di strategici rapporti con le istituzioni italiane ed europee «a riconoscimento della grande preparazione», sottolinea un'amica. Un bravo ragazzo poco incline alle feste. «Lì alla Sapienza aggiunge la ragazza non doveva neanche esserci. Con gli amici Francesco si trovava da un'altra parte». Stavano festeggiando il contratto. Filippo, il suo coinquilino da due mesi dalle parti di piazza Bologna, è incredulo: «Gli avevo detto io giorni fa che ci sarebbe stata una festa alla Sapienza, ma poi pensavo che nemmeno ci fosse andato. Lui non era un habitué».
Piuttosto la sera era più facile vederlo aiutare i clochard nella zona della stazione Termini, ricorda anche padre John, cappellano del Policlinico, che ha parlato con gli amici e con i compagni di studi. Dopo l'autopsia, la salma di Francesco tornerà nella sua Foggia per il funerale, probabilmente mercoledì.
 

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