ROMA

Roma, scuola divisa per ceto sociale, un papà: «Qui nessuno viene ghettizzato. C'era pure un rom aiutato da tutti»

Giovedì 16 Gennaio 2020 di Camilla Mozzetti

«Ho due figli: uno è iscritto nel plesso Assarotti, quello con un ceto definito medio-basso e l'altro alla sede di via Taverna con un ceto medio-alto. Se davvero ci fosse questa distinzione sarei forse un pazzo. La verità è un'altra».

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Francesco D'Anzilio è il presidente del consiglio di istituto dei genitori dell'Istituto comprensivo via Trionfale e rifugge ogni tipo di classificazione per tutti i bambini che frequentano i 4 plessi finiti al centro della polemica per la presentazione della scuola. «La nostra è una comunità profondamente unita, che non fa alcun tipo di distinzioni. Quella presentazione, sbagliata nella formula, è tuttavia datata e credo che risalga almeno al 2012. Nel vecchio sito della scuola era relegata in uno spazio marginale poi con la modifica è venuta fuori ma sappia che avevamo già richiesto la rimozione prima che esplodesse il caso perché quella descrizione è sicuramente offensiva anche perché pur tra tante diversità, culturali, sociali ed economiche, la scuola Trionfale ha fatto dell'inclusività un modello di crescita e sviluppo».

«La preside stessa continua il genitore non ha mai voluto ghettizzare gli alunni e tenga conto che anche il gruppo genitoriale è molto coeso. Ci sono diversi plessi dislocati in aree del territorio che non sono tutte univoche ma il nostro istituto ha sempre lavorato per unire e non dividere». Un esempio? «Tempo fa a scuola arrivò un bambino rom i cui genitori erano entrambi in carcere ed ha frequentato le lezioni nel plesso definito borghese, tutte le famiglie e gli alunni lo hanno aiutato, valuti lei».

Ultimo aggiornamento: 08:33 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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