ROMA

«Rifiuti non trattati». E il Veneto rimanda indietro i camion Ama

Martedì 12 Novembre 2019 di Francesco Pacifico
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Talmente sporca per essere lavorata (e riciclata) che in alcuni casi i carichi sono stati anche rimandati indietro. Cioè a Roma. Tra le difficoltà che Ama deve fronteggiare sulla differenziata c'è anche la qualità della sua frazione organica, dove è superiore al dovuto la presenza di materiali non compostabili. Nei contratti è previsto uno scarto non superiore al 5 per cento, mentre l'umido romano tocca anche il 25.
Risultato? Gli impianti che dovrebbero lavorarla, come la Bioman di Mirano (Pordenone) e la Sesa di Padova, fanno fatica a lavorarla, tanto da riscrivere a settembre gli accordi in atto e inserire che nel caso «la percentuale di MNC dovesse superare il 15%», «si riservano di respingere il conferimento».

Colpa della scarsa qualità della differenziata. Nei cassonetti marroni, quelli per l'umido, assieme agli avanzi del pranzo si trovano anche pezzi di plastica o di metallo. Quindi quell'organico va ripulito, se lo si vuole trasformarlo in fertilizzante. Ma tutto questo ha un costo: la municipalizzata romana, per spedire ogni tonnellata fuori dai confini laziali di questa frazione, paga in media tra i 133 e i 180 euro, ai quali vanno aggiunti un'altra quarantina per il trasporto. Regioni virtuose come l'Emilia-Romagna spendono intorno ai 90 euro; in Abruzzo il costo medio non supera i 120. Ed è un salasso non da poco per la città di Roma, dove sul versante dell'organico si riescono a differenziare ogni anno 200mila tonnellate. Ma l'unico impianto autorizzato nel territorio, a Maccarese, non può lavorarne più di 28mila. «Ma qui - denuncia dalla Cgil Alessandro Russo - a noi risulta che non soltanto gli impianti privati, ma anche lo stesso sito di Maccarese ultimamente rimandi indietro i mezzi, sia perché il rifiuto è troppo contaminato, sia perché le lavorazioni sono rallentate dalle troppe attività di trasferenza». Fatto sta che il resto di quanto differenziato - oltre 170mila tonnellate - deve essere spedito fuori, facendo spendere all'azienda oltre 20 milioni di euro.

IL NUOVO CONTRATTO
Da via Calderon de La Barca si fa trapelare che la situazione sta tornando sotto controllo, ma i livelli di scarto impuro raggiungono il 10 per cento. Però soprattutto nei mesi dell'ultima emergenza, quelli tra giugno e settembre, le imprese del Veneto e del Friuli hanno bloccato o rimandato indietro alcuni carichi da Roma. Come detto, il problema è talmente sentito che a settembre la Bioman, ridiscutendo il contratto in essere, ha messo nero su bianco alcune clausole molto onerose, non solo in termini economici, per Ama. Nel testo si parla di «difficoltà sopravvenute circa il trattamento presso i propri impianti di rifiuti organici provenienti da raccolte differenziate con presenza di materiali indesiderati e/o non compostabili in percentuali superiori a quanto presente nei medesimi rifiuti raccolti in Regione Veneto e Friuli». Tanto che le parti hanno concordato «analisi merceologiche preventive» sul materiale e che tutto lo scarto sia rimandato nel Lazio (dove le discariche sono quasi sature) e sempre a spese di Ama.
L'amministratore unico Stefano Zaghis - che deve ancora comunicare al Comune nuovi impianti di trasferenza e trasbordo - ha annunciato che con i futuri siti di Casal Selce e di Cesano saranno 230mila le tonnellate di organico lavorate in casa. Intanto il sindaco di Albano Laziale, Nicola Marini, ha comunicato alla Regione che si oppone alla riapertura del Tmb di Roncigliano, dove era prevista anche la presenza di una discarica di servizio.
 

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