Roma, rapinatori al liceo Machiavelli, studenti barricati nelle aule. Il Collettivo: «Un ragazzo colpito da una bottiglia»

Roma, rapinatori al liceo Machiavelli, studenti barricati nelle aule. Il Collettivo: «Un ragazzo colpito da una bottiglia»
di Marco De Risi
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Giovedì 9 Gennaio 2020, 08:45 - Ultimo aggiornamento: 17:08

Da avere paura se si è in strada anche in pieno giorno e nel Centro di Roma. Tre individui, martedì pomeriggio, nel giro di un'ora, in una folle scorribanda fra San Lorenzo e il Prenestino, hanno picchiato quattro persone per rapinargli il cellulare. Bottini ridicoli rispetto ai pestaggi: un uomo, in sedia a rotelle, ha riportato la frattura dello zigomo. Ma non basta. I tre violenti, sono entrati in un liceo, dove hanno tirato bottiglie di vetro contro gli studenti mentre stavano uscendo, obbligandoli a barricarsi nelle aule. Un'ora di ordinaria violenza che è stata interrotta dall'arrivo di alcune Volanti della polizia che hanno arrestato i tre, ubriachi, rissosi, aggressivi dentro. Il terzetto ha picchiato anche gli agenti. Si tratta di un romeno, di un albanese e di un brasiliano, di 25 anni, residenti a Roma e con precedenti penali.

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LA RICOSTRUZIONE
L'inferno inizia poco dopo le 14. La polizia viene chiamata per un'aggressione al liceo Machiavelli di via dei Sabelli. I tre entrano nell'istituto picchiando un dipendente che si accovaccia a terra dal dolore e al quale prendono un cellulare. Il gruppo non scappa: fronteggia la scolaresca che sta uscendo per la fine delle lezioni. «I tre, palesemente sotto l'effetto di alcolici - raccontano i ragazzi del collettivo Gaius - con l'inganno hanno convinto l'operatore scolastico ad aprire l'ingresso. Hanno tentato di rubargli il cellulare ma non ci sono riusciti perché lui se ne è accorto, ma hanno preso una giacca a vento militare e uno zaino poggiati sulla sedia d'ingresso. Le ragazze derubate hanno reagito, è intervenuto un loro compagno che è stato colpito alla schiena con una bottiglia lanciata da uno dei tre». Ai ragazzi del liceo è stato vietato di uscire fino all'arrivo della polizia, quando si sono allontanati i tre teppisti hanno lanciato una seconda bottiglia all'interno della scuola da una finestra al pianoterra». 

Dopo il blitz al liceo, i rapinatori avevano appena iniziato a divertirsi. Entrano in un supermercato Conad, sempre a San Lorenzo. Minacciano di morte il titolare, che viene spintonato, per prendere una bottiglia di prosecco. Ma non è ancora finita. Il romeno, l'albanese ed il brasiliano attraversano per andare a prendere il tram in piazza di Porta Maggiore. Vedono un uomo sulla quarantina che maneggia il cellulare. In modo repentino uno dei tre spacca la bottiglia in testa al passante e poi lo colpisce con calci allo stomaco. I tre continuano a camminare mentre in piazza di Porta Maggiore arriva un'ambulanza che trasporta all'Umberto I l'uomo rapinato per diverse ferite alla testa.
I banditi salgono sul tram della linea 5. Sono ancora in preda alla loro violenza. A tal punto che si accaniscono su un disabile. «Ti ammazzo, se non mi dai il cellulare», dice uno dei delinquenti all'uomo che, a quel punto, gli da il cellulare. Parte a prescindere un pugno che sfonda uno zigomo al disabile in carrozzella. Anche in questo caso il ferito viene portato in ospedale dove dovrà essere sottoposto ad un intervento maxillofacciale.

FINE CORSA
Le Volanti, già allertate per l'irruzione al liceo, sentono via radio il succedersi delle varie aggressioni. Un equipaggio della polizia vede i tre violenti nel tram all'altezza di piazza Preneste. L'ora di sopraffazione e violenza trova una fine. Ma anche i poliziotti pagano un prezzo: vengono picchiati dai tre che poi sono stati ammanettati. È necessario comunque fare indagini per stabilire con certezza le responsabilità degli arrestati che devono rispondere di rapina aggravata, lesioni, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale e di danneggiamento.
Gli investigatori della polizia raggiungono i feriti nei rispettivi ospedali e mostrano una serie di foto fra le quali anche quelle degli arrestati. Le vittime non hanno avuto dubbi nell'indicare le foto del romeno, dell'albanese e del brasiliano. Gli arrestati non hanno documenti d'identità e non vogliono dire agli investigatori come si chiamano. Vengono portati al centro di polizia scientifica dove nel giro di poco si viene a sapere come si chiamano. Essendo pregiudicati è bastato comparare le loro impronte a quelle rilevate agli altri reati commessi da loro in passato. Il pubblico ministero di turno viene avvertito dell'accaduto. E appena viene reso edotto di quello che hanno combinato i tre ordina l'immediato loro trasferimento in carcere.

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