Roma, incidente su Lungotevere, morto 22enne. L'amico: «Dovevamo festeggiare il mio compleanno, non me lo perdonerò mai»

Il ragazzo scomparso studiava a Londra, uno dei due feriti ha una bimba piccola: i sogni spezzati di quattro amici

Roma, incidente su Lungotevere, morto 22enne. L'amico: «Dovevamo festeggiare il mio compleanno, non me lo perdonerò mai»
di Alessia Marani e Camilla Mozzetti
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Venerdì 1 Ottobre 2021, 06:59

«Dovevamo solo festeggiare il mio compleanno e adesso ho perso un amico e gli altri lottano contro la morte, non me lo perdonerò mai». Ha le lacrime agli occhi Aron Woldu, neo 24enne, pietrificato di fronte alla porta a vetri del pronto soccorso del San Camillo. Non ha colpa per quel terribile incidente che poco prima dell'alba di ieri ha spezzato i sogni di un gruppo di ragazzi, nati a Roma da genitori etiopi, peruviani e algerini. «Tutti ragazzi perbene, figli di gente che pensa solo a lavorare, eravamo usciti - racconta Aron - per la mia festa, eravamo andati a Testaccio, avevamo passato una serata in allegria e stavamo tornando a casa a Rocca Cencia dove abitiamo tutti, ma in macchine separate, non lo so cosa è successo, non avevamo bevuto, so solo che è una tragedia». Poco prima delle 13 ieri all'obitorio del policlinico Umberto I i genitori di Henok Girmay Gebrearegawi, 22 anni, hanno riconosciuto la salma del figlio.

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Per lui non c'è stato nulla da fare e proprio in quel condominio che gira le spalle all'impianto dell'Ama qualche ora più tardi deflagra il dolore. Henok, tifoso della Roma, non c'è più, nella Capitale era rientrato da poco più di un mese, studiava Business economy alla Brunel University di Londra. «Quando andavo a parlare con i suoi professori fin dalle elementari e poi alla ragioneria - racconta ora papà Girmay, 54 anni - mi dicevano che era un dono di Dio per quanto era bravo. A 6 anni già si era messo a imparare l'inglese e all'università si è segnato da solo, ha passato l'esame di ingresso senza alcun aiuto. Tra qualche giorno sarebbe ripartito per Londra. Pensava solo a realizzarsi, a studiare perché voleva aiutarmi e migliorare la mia attività di commerciante d'auto. Anche l'altro mio figlio, di 21 anni, è in Inghilterra, sta tornando ancora non sa che suo fratello non c'è più». Accanto a papà Girmay c'è la zia Meressa: «L'ho visto crescere da quando eravamo in via De Lollis a San Lorenzo, poi ci hanno dato queste case. Henok stava realizzando il sogno di tutti, quello di un futuro migliore qui in Italia. Era ben integrato e ben voluto, non beveva, non usciva mai. Solo mercoledì sera in un mese e mezzo che era tornato a casa! E per farlo lo hanno dovuto convincere: Stacca dai libri e dal pc, goditi il compleanno del tuo amico». E Così Henok, che in questi giorni seguiva comunque le lezioni da remoto, ha chiuso il pc ed è andato al compleanno.

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GLI ALTRI FERITI
In macchina con lui, che non era alla guida ma seduto dietro, c'erano altri tre ragazzi: Osama Malkia, 26 anni, romano ma figlio di algerini, che il prossimo mese sarebbe dovuto partire per il Canada. Inseguiva lì il suo futuro con il sogno però di tornare a Roma. «I medici hanno detto che una vertebra ha reciso il midollo spinale - racconta la zia fuori dal pronto soccorso del San Camillo - dicono che forse non camminerà più, non posso pensarci, la mamma è in Algeria ha trovato un volo per sabato, sono solo dei ragazzi con tanta voglia di vivere e tanti sogni puliti». Infranti uno dopo l'altro, in quella terribile manciata di secondi nei quali la Mercedes classe B, guidata proprio da Osama, si è scagliata contro un palo della luce sul lungotevere Aventino per cause ancora da chiarire. In auto c'era anche Nicolas Guerrero, 24 anni, anche lui nato a Roma da genitori peruviani, con una figlia di un anno e sette mesi e un lavoro come portiere in un condominio di Acilia. La mamma Rina si dispera: «è grave, prego Dio di non togliermelo, Nicolas da qualche tempo aveva trovato questo impiego come portiere, è un bravo ragazzo non ha occhi che per sua figlia, scrivetelo che sono tutti perbene figli di gente normale». Le loro sono storie solo di impegno e passione per costruire un futuro dignitoso in questa città che li ha cresciuti come figli. «È tanto grave - prosegue mamma Rina - ma io non lo sapevo neanche che era uscito». I sanitari non si sbilanciano è sedato e ricoverato in Terapia intensiva. Ha riportato fratture multiple, alle costole e alle gambe. «Non è possibile, fino a poche ore prima eravamo tutti a Testaccio - ripercorre un'amica comune, anche lei arrivata al San Camillo - non abbiamo fatto nulla di male, solo una festa e una serata in compagnia».

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