Roma, detenuto trovato impiccato a Regina Coeli: si indaga per omicidio

Martedì 15 Ottobre 2019 di Adelaide Pierucci

Penzolava da un gancio della cella con la tuta stretta al collo. Dai rilievi si calcola che era appeso a poco più di un metro e mezzo di altezza. Forse da qualche ora. Ci sono dei nodi da sciogliere sul caso del detenuto trovato morto sabato mattina a Regina Coeli. In procura è stato aperto un fascicolo per omicidio volontario. Ed il corpo è stato messo a disposizione di un medico legale affinché effettui, già nella giornata di oggi, gli esami autoptici.

Roma, suicidio a Regina Coeli: detenuto si impicca nella sua cella

L'AUTOPSIA
Gli accertamenti sulla morte di Roberto L., 52 anni, sono stati aperti, insomma, a largo spettro, anche se l'ipotesi iniziale del suicidio non è stata accantonata, anzi dai primi dati resterebbe la più accreditata. Il detenuto, un tecnico di Monteverde, era finito nel carcere di Trastevere nell'aprile 2018 dopo una lite furibonda con la madre e l'aggressione con coltelli e lanci di barbeque dal terzo piano contro i carabinieri intervenuti per riportarlo alla calma. Tra i punti da chiarire dal pm Alberto Galanti, assegnatario del fascicolo, i motivi per cui il detenuto sia stato trovato impiccato coi pantaloni della sua tuta, in bagno, a poco più di ventiquattro ore dall'assegnazione della nuova cella. Era stato lui stesso, per motivi di incompatibilità con altri compagni, a chiedere il trasferimento in un altro braccio, ma alla fine l'amministrazione penitenziaria aveva disposto solo la variazione della cella. Un passaggio che avrebbe dovuto sollevarlo da possibili incomprensioni.

L'allarme all'ottavo braccio, invece, è scattato poco dopo le sette del mattino. Sono stati i tre compagni di stanza una cella piccola, malmessa chiusa da un antico chiavistello - ad avvertire gli agenti della polizia penitenziaria. Ma al loro arrivo il corpo era già stato adagiato a terra. L'ultimo gesto estremo compiuto dai compagni di cella nella speranza di poterlo mettere in salvo. «Abbiamo aperto il bagno per preparare il caffé», ha spiegato uno dei detenuti agli investigatori, «lì è appoggiato il tavolinetto sul quale prepariamo la caffettiera al mattino. Non ci eravamo accorti dell'assenza». «Non abbiamo sentito rumori», ha raccontato un altro detenuto, «e nemmeno la sera avevamo notato situazioni sospette. Sembrava tranquillo».
Il detenuto trovato impiccato in realtà era stato provato da un lutto nelle ultime settimane. A settembre aveva perso la madre, l'unica che le era rimasta sempre vicina nelle sue traversie, compresa l'ultima, l'ennesima, bravata compiuta per di più contro di lei in preda all'alcol e alla droga. I sindacati di polizia hanno subito puntato il dito sulla piaga suicidi. «Dal 2000 ad oggi sono oltre mille i suicidi nelle carceri italiane», è stato il commento di Daniele Nicastrini, segretario regionale Lazio del sindacato Uspp. «Fatti che provocano anche un forte stress correlato a danno del personale di polizia penitenziaria», ha aggiunto. Nel 2018 i suicidi negli istituti di pena sono stati 63.

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