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Roma, caos cimiteri: al Flaminio cremazioni a numero chiuso. «Troppi in attesa»

Roma, caos cimiteri: al Flaminio cremazioni a numero chiuso. «Troppi in attesa»
di Mirko Polisano
4 Minuti di Lettura
Mercoledì 23 Dicembre 2020, 00:15

Il picco record di decessi a Roma, legato soprattutto al Covid-19, sta portando i cimiteri della Capitale al collasso. Un livello di mortalità mai raggiunta ha costretto l’Ama a limitare le cremazioni a non più di 200 a settimana. E la conta è già partita lunedì scorso. Gli altri feretri dovranno essere sepolti a terra oppure trasferiti in altre città per la cremazione. Le disposizioni, firmate ieri dal responsabile Fabrizio Ippolito, sono state già trasmesse alle agenzie di servizio e al Campidoglio.

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La situazione

L’emergenza Coronavirus e l’impreparazione delle strutture cimiteriali del Comune di Roma, stanno mettendo in crisi l’organizzazione dell’ultimo saluto dei nostri cari. Dopo diversi allarmi lanciati nei mesi scorsi, l’Ama Cimiteri Capitolini ha dovuto assumere una decisione drastica: con effetto immediato non potranno essere conferite al forno del Cimitero Flaminio (Prima Porta) più di 200 salme a settimana. Sono, infatti, già presenti nella camera mortuaria in attesa di cremazione oltre 1500 salme e più di 200 resti umani. «La mia azienda - ammette Danilo Lorenzetti, titolare di un’agenzia funebre a Ostia - dovrà attendere almeno 25 giorni per la cremazione di una salma». Tutto questo, segnala in una comunicazione diffusa dall’Ama alle agenzie funebri, è conseguente «al perdurare del forte incremento di mortalità registrato già da diverse settimane a Roma». A novembre le denunce di morte, 3.940, sono salite «rispetto al novembre 2019 del 63%», nei primi giorni di dicembre l’aumento è stato «superiore al 40% rispetto al medesimo periodo del 2019».

LE STATISTICHE

Secondo le statistiche anagrafiche, «il numero di decessi dello scorso novembre rappresenta il valore massimo mai raggiunto a Roma, superiore anche al valore limite finora registrato nel gennaio 2017 (3788 decessi)». Così, si è stabilito che «per ogni richiesta eccedente il numero massimo settimanale di 200 cremazioni, si dovrà optare per una cremazione in impianti fuori dal territorio di Roma Capitale oppure per una diversa forma di seppellimento». A Roma la sepoltura in terra è possibile ormai solo al cimitero di Prima Porta, visto che il Laurentino è chiuso. Inevitabilmente il numero chiuso disposto da Ama Cimiteri Capitolini si ripercuoterà non solo nella organizzazione delle agenzie funebri ma anche nei costi che dovranno affrontare i familiari del defunto. In una lettera inviata ad Ama e al Comune tre sigle del settore in passato molto distanti (Federcorfit, Efi e Feniof) chiedono al Campidoglio di «rimuovere l’attuale tassa di 256,73 euro richiesti da Ama più 177,59 euro di diritti fissi» per andare fuori Roma.

E lamentano i ritardi burocratici della municipalizzata. I forni più vicini a Roma si trovano a Viterbo, Civitavecchia, Grosseto e per la traslazione dei resti si dovrà affrontare un costo aggiuntivo oltre a prevedibili lunghe attese per la dimensioni minime delle organizzazioni cimiteriali locali. Solo un mese fa, il Codacons prese una dura posizione contro la situazione di caos che sta investendo i cimiteri capitolini. L’associazione aveva deciso di usare il pugno forte e interessare la magistratura con un esposto per interruzione di pubblico servizio. «I consumatori rischiano di pagare a caro prezzo le incapacità dell’amministrazione - si legge in una nota - e sulla situazione dei cimiteri capitolini dovrà ora fare luce la magistratura, grazie all’esposto per interruzione di pubblico servizio che sarà presentato dal Codacons in Procura». 

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