Covid a Roma, le bare finiscono nei container. «Troppi morti». E Ama affitta 10 celle frigo

Covid, le bare finiscono nei container. «Troppi morti»
di Lorenzo De Cicco
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Venerdì 18 Dicembre 2020, 22:59 - Ultimo aggiornamento: 19 Dicembre, 17:11

Li scaricheranno con le gru, in uno spiazzo scelto dall’Ama vicino al forno crematorio di Prima Porta: dieci container refrigerati, di quelli usati nel «settore agro-ittico» scrive nei depliant la ditta che ha vinto l’appalto, insomma per il pesce. Serviranno a stipare le bare dei morti romani, Covid e non, che gli stanzoni del cimitero non riescono più a contenere.

La società del Campidoglio, alle prese con l’impennata di decessi che si è abbattuta sulla Capitale con la seconda ondata della pandemia (+24% di denunce di morte a ottobre, addirittura +61% a novembre) ha una drammatica fame di spazi per sistemare le spoglie che aspettano di essere cremate. Un’attesa che può durare due, tre settimane. Mentre i parenti per riavere indietro le urne devono pazientare anche due mesi e oltre.

Fino all’estate il numero dei morti a Roma era in linea con l’anno scorso, anzi a maggio segnava persino un leggero arretramento. La Capitale sembrava scampata al risvolto più nefasto e crudele del virus. Poi, dalla fine di agosto, la curva ha iniziato spaventosamente a crescere (+7% ad agosto appunto, +9% a settembre) fino al tragico record di novembre.

E l’Ama non ce la fa più: «Data l’emergenza epidemiologica da Covid-19, l’imprevedibilità dell’evoluzione e della durata della stessa, nonché l’incremento dei decessi registrato - scrive in un documento di pochi giorni fa il direttore tecnico Marco Casonato - per garantire lo svolgimento del servizio di cremazione con adeguato “stoccaggio” dei feretri in attesa in condizioni igienico sanitarie idonee, sussiste per Ama l’esigenza di noleggiare 10 container refrigerati da posizionare nelle aree annesse all’impianto crematorio per un periodo di sei mesi». Fino a maggio del 2021.

Due giorni fa l’appalto è stato affidato a una grossa ditta del settore, con sede a Livorno e affari dal Medio Oriente alla Cina, specializzata in un ramo molto diverso da quello cimiteriale. I suoi container frigo, si legge sul portale web dell’azienda, «sono impiegati in diversi settori: chimico, alimentare, trasporto, militare, servizi di ristorazione collettiva, grandi eventi, agro-ittico». Certo nessuno avrebbe pensato che quelle lamine di metallo con la porta a doppio battente sarebbero servite ad accogliere le bare in eccesso. Eppure la pandemia, che ha stravolto tanti riti, costringe i cimiteri di Roma a snaturare e ridefinire i propri spazi.

Arrivano i container. Lo stesso è avvenuto ad Hanau, cittadina dell’Assia a 25 chilometri da Francoforte, come hanno raccontato i media tedeschi. Oppure a Legnago, in provincia di Verona, accanto all’ospedale squassato dall’emergenza. Ora tocca alla Capitale, dove l’onda dei contagi dall’inizio dell’autunno costringe le famiglie ad aspettare mesi per riavere indietro l’urna. C'è chi ha dovuto attendere 22 giorni solo per la cremazione e altri 40 dovrà aspettare prima di potersi recare a Prima Porta per portare via le ceneri: gli ingressi sono contingentati, il «ritiro» avviene su appuntamento. La lista d’attesa per l’ultimo saluto.
 

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