ROMA

Roma, Antonella muore di overdose a 23 anni, era mamma di un bimbo: indagato il fidanzato. Il mistero dell'ultima notte

Venerdì 24 Gennaio 2020 di Alessia Marani e Camilla Mozzetti

A stroncare Antonella Brunella, 23enne del Quarto Miglio, mamma di un bimbo di tre, nella notte tra mercoledì e giovedì, è stata con tutta probabilità una overdose. Ma che cosa le sia successo esattamente, che cosa abbia fatto prima, con chi abbia trascorso la serata e perché, infine, è arrivata praticamente già morta - era l'una - all'ospedale Vannini, è ancora un mistero.

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Si poteva salvare? Qualcuno l'ha, forse, lasciata morire? I carabinieri, per ora, hanno indagato un suo amico di trent'anni, G. T., che l'ha portata morente al pronto soccorso sulla Casilina a bordo della sua Ford Fiesta. All'uomo i militari hanno sequestrato l'auto e il cellulare per ulteriori accertamenti. Un provvedimento a scopo preventivo, fanno sapere, nel caso l'autopsia evidenziasse circostanze meritevoli di approfondimenti e si concretizzasse l'ipotesi di reato di morte in conseguenza di altro delitto. Una cautela dovuta soprattutto alla luce delle dichiarazioni discordanti che l'uomo avrebbe reso agli inquirenti, a un'amica comune e alle sorelle di Antonella. Le stesse che ieri, dopo avere atteso a lungo di potere effettuare il riconoscimento della salma al Verano, hanno contattato Il Messaggero disperate: «Nostra sorella aveva avuto tanti problemi, ma era buona, si fidava, era angosciata perché non le facevano vedere il figlio in casa famiglia. Ci aveva chiamato la sera prima dicendo che sarebbe andata a ballare al Forte Prenestino, invece non è mai tornata. E solo chi era con lei sa cosa le è successo e forse avrebbe potuto salvarla».

LE VERSIONI CONTRASTANTI
Antonella era la minore di sei sorelle. «Quell'uomo che l'ha portata in ospedale e che era con lei, ci ha dato tre versioni discordanti - spiega Patrizia Brunella -. Ci ha detto prima che era con lei e un altro amico e che poi l'avevano persa di vista; che si erano addormentati insieme in auto, che quindi si è accorto che era fredda e l'ha portata in ospedale; infine che l'aveva vista bere una boccetta e mezzo di Rivotril e che non stava già tanto bene. Insomma: qual è la verità?». Federica un'amica di G. T. e di Antonella spiega: «Appena ho saputo che lei era morta, mi sono informata. Ho saputo che era stata vista la sera con G. T., quindi stamani (ieri, ndr) l'ho chiamato. Mi ha raccontato tutte cose differenti. Quando mi ha parlato del Rivotril, però, mi sono arrabbiata: è più grande di lei, avrebbe dovuto proteggerla e impedirle di sballarsi fino a quel punto. Gli ho urlato che avrebbe dovuto portarla prima al pronto soccorso e mi ha chiuso il telefono in faccia». Ai carabinieri il 30enne ha riferito di avere trovato la ragazza in zona Porta Furba. Ai medici del Vannini (che, vista la giovane età della ragazza, hanno provato a rianimarla nonostante il battito fosse ormai fermo) ha detto di conoscere Antonella solo di vista, di non sapere come si chiamasse e di averla trovata in un giardino. Anche G. T. è un ragazzo problematico, spesso trovato ubriaco e solito dormire in auto nel parcheggio del Forte Prenestino. A noi, rintracciato in serata, racconta: «Dovevo vedere Antonella alle 23 a Termini, invece non si è presentata. Non eravamo al Forte, perché non c'era serata». Ma se non erano usciti insieme come l'ha trovata? «Lei era con un amico, non so come sia arrivata al giardino Tuscolo. Io stavo tornando a casa in auto, ho visto il corpo di una ragazza per terra. Ho proseguito per qualche chilometro, ci ho ripensato e sono tornato indietro. Era nel fosso, rantolava, forse gli ultimi respiri. Ho fatto solo una cavolata: non chiamare il 118 e caricarla in macchina. E ora la sua famiglia ce l'ha con me, ma ad Antonella volevo bene, era come una sorella, stavamo per affittare una casa».
 

Ultimo aggiornamento: 10:36 © RIPRODUZIONE RISERVATA