Ostia, mobilificio in fiamme: spunta l'ipotesi dolosa

Martedì 1 Dicembre 2020 di Mirko Polisano
Ostia, mobilificio in fiamme
spunta l'ipotesi dolosa

Le fiamme alte che hanno divorato centinaia di metri quadrati, quasi duecento persone evacuate. Notte di paura a Ostia Antica, nel quartiere Stagni, per un devastante rogo scoppiato domenica sera intorno alle 23 nel mobilificio “EmmErre” di Via Alfonso Airoldi. Sul posto sono arrivati diversi mezzi dei Vigili del Fuoco e la Polizia del commissariato di Ostia. Sono state impiegate 10 squadre di pompieri per avere ragione delle fiamme, mentre gli agenti del commissariato Lido di Roma, agli ordini del dirigente Eugenio Ferraro, hanno effettuato i rilievi per capire l’origine dell’incendio. Non si esclude nessuna pista, anche se quella più accreditata resta quella del dolo. Un incidente? Difficile a crederci, stando a una prima analisi degli inquirenti che ora attendono i verbali e le relazioni dei vigili del fuoco. «È andato tutto distrutto – spiega uno dei titolari – in fumo un progetto durato 42 anni. Oggi dovevamo brindare perché iniziavano i lavori per un nuovo restauro. Erano già venuti da Pordenone elettricisti, falegnami, oltre 20 persone che avrebbero dovuto lavorare qui. Avevamo rifatto tutto l’esterno e anche l’asfalto. Non so come sia potuto scoppiare l’incendio».

Sul posto gli investigatori hanno ritrovato una tanica. Non è certo che sia stata utilizzata per il rogo ma è un elemento determinante che fa pensare gli investigatori. «Di taniche però ce ne sono molte in magazzino - fa notare uno degli addetti ai lavori - vengono spesso utilizzate per la falegnameria». «Non voglio nemmeno pensare ad un gesto contro di noi – conclude il titolare – anche se un’azienda con oltre 40 lavoratori, che da anni lavora bene, poteva dare fastidio a qualcuno. I lavoratori ora sono tutti in cassa integrazione e vedremo, insieme al commercialista, come procedere». Gli agenti di polizia hanno ascoltato, ieri mattina, il titolare e raccolto diversi elementi utili alle indagini. Le attenzioni degli inquirenti, però, ora sono rivolte anche ai possibili testimoni: qualcuno ha visto qualcosa nel silenzio del coprifuoco? E poi l’analisi dei video. Nelle mani degli investigatori alcune riprese delle telecamere di videosorveglianza presenti nella zona.

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