ROMA

La madre di Marco Giacchetta: «Mio figlio non si è tolto la vita a Cave: è stato ucciso»

Domenica 3 Marzo 2019 di Massimo Sbardella
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Marco GiacchettaRoma, ragazzo di 25 anni trovato morto a Cave
La madre: Marco non si è suicidato, è stato ucciso

«Siamo certi che mio figlio non si è suicidato ma è stato ucciso da una o più persone che sono ancora in libertà. Non lo dico io, ma gli elementi che, trascurati nel corso delle indagini iniziali, sono stati raccolti successivamente, avvalorati dalla perizia medico legale di un professore di comprovata fama. E’ per questo che, con l’avvocato Giuseppe Cinti, stiamo presentando richiesta di riapertura del caso, affinché si trovi la verità». 

A parlare è Elisabetta Rocca, mamma di Marco Giacchetta, il ragazzo di 25 anni che, scomparso il 17 settembre 2015 da Cave, venne ritrovato morto il 21 settembre a Colle Palme, in mezzo a un prato con la carotide recisa. Il fatto che il ragazzo attraversasse un momento di particolare ansia fece sì che le indagini si orientassero subito verso l’ipotesi del suicidio, con una bottiglia di vetro usata come arma.

Oggi, però, dopo due archiviazioni del Tribunale di Tivoli, la mamma di Marco chiede che vengano analizzate le numerose contraddizioni emerse in questi anni. La prima, significativa, sta nel fatto che intorno al corpo, dopo una morte per emorragia, non sia stata trovata alcuna traccia di sangue, «mentre - precisa Elisabetta - ne aveva sotto le suole delle scarpe e dietro i vestiti, oltre a sospette ferite di arma da taglio sulle braccia e tra le dita. Appare, inoltre, inspiegabile che il collo di bottiglia, che avrebbe usato per uccidersi, sia stato rinvenuto a ben sette metri di distanza, sporco di sangue ma privo delle impronte digitali del ragazzo».

Il consulente di parte, il professor Vittorio Fineschi, ordinario di medicina legale all’Università La Sapienza di Roma e responsabile della medicina legale dell’ospedale Sant’Andrea, conclude la propria perizia affermando di «rifiutare categoricamente l’ipotesi di un evento suicidario perché ci sono chiare evidenze, tra loro convergenti, a suffragio di una condotta omicidiaria, volontaria, da parte di terzi».

 Per la riapertura del caso si citano anche altri elementi: le urla di una lite, sentite da più testimoni, provenienti dalla zona in cui è stato ritrovato il cadavere; l’episodio dei due fratelli minacciati da Marco qualche giorno prima della scomparsa e mai ascoltati; le ferite da arma da taglio e da punta sulle braccia e tra le dita. Con una fiaccolata per le vie di Cave, con il sindaco Angelo Lupi in testa al corteo, la cittadina si è stretta attorno alla famiglia: «Peccato - dice Elisabetta - mancassero alcuni amici di Marco che, credo, abbiano molto da dire sui giorni della scomparsa. Uno di loro, che ho cercato più volte, mi ha risposto con un messaggio dicendomi: “Scusami Elisabe’, ma voglio rimanere fuori da questa storia”. Spero si mettano una mano sulla coscienza e collaborino per trovare la verità e assicurare alla giustizia i colpevoli». 
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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