Monterotondo, colpisce e uccide il padre violento: «La figlia invochi la legittima difesa»

Lunedì 20 Maggio 2019 di Morena Izzo e Giuseppe Scarpa

E' entrata nella caserma dei carabinieri di Monterotondo, ieri mattina, con l'accusa pesantissima di omicidio, Deborah di 19 anni. Il padre era appena morto a causa di un pugno, e la conseguente caduta, che la ragazza gli aveva sferrato per difendere la madre, la zia e la nonna dalla sua furia. Lorenzo Sciacquatori, 41 anni, era ubriaco e non era la prima volta che alzava le mani nei confronti dei suoi cari. Per adesso la ragazza rimane agli arresti domiciliari, come misura cautelare, in attesa che la procura formuli un'accusa definitiva. Ad oggi, perciò, la sorte giudiziaria di Deborah è tutta da scrivere. Il procuratore capo di Tivoli, Francesco Menditto e il sostituto Filippo Guerra decideranno nelle prossime ore il da farsi. Non è escluso che l'imputazione venga modificata a favore di una contestazione infinitamente più lieve: eccesso colposo di legittima difesa. O addirittura una completa legittima difesa che non comporterebbe alcuna conseguenza penale per la 19enne.

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LA LITE
Era tornato a casa, alle cinque di mattino, per l'ennesima volta ubriaco: un appartamento a Monterotondo, al primo piano di una palazzina popolare di via Aldo Moro. Era qui che l'uomo, un ex pugile con il vizio dell'alcol, viveva con la madre, la compagna e la figlia.
Sono da poco passate le 8 di mattina e Sciacquatori è fuori di sé dopo una serata di bagordi. Prende a calci la porta di casa. Urla, offende le persone presenti nell'appartamento: l'anziana madre, la compagna, la sorella e la figlia. Le quattro donne decidono di scappare. Invano avevano tentato di calmarlo. In cambio avevano ricevuto una serie infinita di insulti. «Rientrate a casa», urla Sciaquatori per poi strattonare la madre e prendere a schiaffi la compagna. E' a questo punto che è intervenuta Deborah, in difesa delle altre donne. Un pugno violentissimo, la ragazza pratica arti marziali, sferrato al genitore. L'uomo crolla e sbatte violentemente il capo. La vittima rimane a terra in un lago di sangue. I familiari chiamano subito l'ambulanza e intanto cercano di tamponare la ferita con degli indumenti e dei sacchetti di surgelati. Sul posto arrivano i carabinieri e gli operatori del 118 che portano Sciaquatori all'ospedale Santissimo Gonfalone. La sua condizione, però, è troppo grave. L'uomo muore poco dopo. La figlia, che lavora saltuariamente come bagnina, viene fermata dai militari e portata in caserma, dove è stata trattenuta tutta la giornata di ieri per essere interrogata dal pm. Fino a tarda sera non sa ancora che il padre è morto. Come sta papà? Voglio chiedergli scusa, continua a ripetere. Non era la prima volta. Nel 2014 Sciacquatori era stato denunciato per maltrattamenti e, da testimonianze raccolte, in più occasioni sarebbe stato autore di violenze in ambito domestico.
 

Nella serata di sabato avrebbe discusso anche con altre persone nel centro storico. «Chiedeva spesso i soldi raccontano i vicini e ad un semplice rifiuto diventata irascibile». «Era in qualche modo un fatto annunciato ha spiegato il vicesindaco reggente di Monterotondo, Antonino Lupi una persona già seguita sia dai servizi sociali, che dal dipartimento di salute mentale e dal sert. La figlia è una ragazza in gamba che cercava, per quanto possibile di contrastare questa situazione familiare difficile e frequentava anche il nostro cento sociale comunale Il Cantiere». Ad aprile dello scorso anno, sempre nelle case popolari di via Aldo Moro, un uomo di 80 anni ha ucciso a coltellate il figliastro di 56 anni, al culmine di una lite.
 

Ultimo aggiornamento: 13:27 © RIPRODUZIONE RISERVATA