Metro B, vagoni difettosi e controlli su 200 porte: «Risalgono a Italia '90»

Martedì 29 Gennaio 2019 di Lorenzo De Cicco e Alessia Marani

Controlli straordinari su oltre 200 porte, tutte montate sui treni della metro B entrati in servizio per i mondiali di calcio di Italia 90, trent'anni fa. L'Atac è pronta a revisionare i vagoni più malandati (e datati) in forza alla linea blu, quella dove domenica una polacca di 45 anni è stata sballottata per venti metri sulla banchina, dopo essere rimasta incastrata tra le porte di un convoglio in partenza. È avvenuto nella stazione della Garbatella, come abbiamo raccontato ieri su queste colonne, ma è la stessa scena vista nel luglio del 2017 alla fermata di Termini, sempre sulla metro B, quando un'altra donna rimase impigliata tra le ante metalliche del treno, riportando ferite gravissime e danni irreparabili.
La municipalizzata ora ha intenzione di sfruttare parte dei fondi stornati dal Ministero dei Trasporti al Campidoglio per mettere mano ai vecchi convogli MB, quelli messi sui binari in vista della coppa del Mondo di Schillaci e Maradona. Il piano di verifiche è stato avallato dal presidente e ad Paolo Simioni, in carica dalla fine del 2017, che dopo avere salvato l'azienda dalla bancarotta ora ha il compito, difficilissimo, di colmare il vuoto manutentivo scavato da anni di sforbiciate agli investimenti.
Sempre grazie ai fondi del Mit, il Comune punta a comprare 14 treni nuovi. Ma un appalto di questa portata prevede tempi lunghi, quasi due anni, a essere ottimisti. Ecco perché, nel frattempo, tocca affidarsi alla romanella sui mezzi più vetusti. A tutt'oggi sono in servizio all'incirca 10 treni del 90, tutti da sei carrozze con 4 porte ciascuna.

I DIFETTI
A differenza dei convogli più recenti, le porte hanno meccanismi rigidi, anche per quanto riguarda l'operazione di apertura e chiusura. Più meccanica e meno sensibile al contatto con persone o oggetti esterni, rispetto ai treni di ultima generazione. I mezzi non sono in grado, per esempio, di captare anomalie quando borse, tessuti sottili o maglie restano agganciate. Né i vecchi convogli hanno un sistema di telecamere a bordo che dia, almeno, una visuale di insieme al macchinista, prima che lasci la banchina. C'è solo una luce, la cosiddetta gemma, che rimane accesa se le porte non si chiudono. «Così agli operatori non rimane che affidarsi agli specchietti retrovisori, che però sono piccoli rispetto all'intera lunghezza del treno, mentre anche il quadro strumenti segnala in cabina che le porte sono chiuse», racconta Renzo Coppini, segretario regionale Slm Fast Confsal. Ecco perché i controlli straordinari sulle porte riguarderanno anche i treni della ferrovia Roma-Lido, età media 18 anni.
Quanto alla vittima dell'incidente alla Garbatella, Beata Joanna Maziarz, una colf polacca di 45 anni, avrà venti giorni di prognosi. La donna si è riservata di sporgere querela contro l'azienda e ieri mattina è stata ascoltata in ospedale dagli agenti del Commissariato Colombo, che oggi depositeranno in Procura le prime informative e le immagini riprese dall'impianto di videosorveglianza.
Joanna è molto scossa, domenica pomeriggio è stata operata dai medici del San Giovanni per una profonda ferita alla coscia destra, «fortunatamente la vena principale non sarebbe stata recisa», dice e racconta di avere «visto la morte in faccia». A farle rischiare la vita è stata la sacca di tela con dentro il ricambio di vestiti per il lavoro, sacca rimasta incastrata tra le porte di uno dei vagoni centrali che si sono chiuse davanti a lei, mentre cercava di salire sul treno quando il cicalino era già suonato.

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