ROMA

Manuel Bortuzzo, il papà: gli hanno distrutto la vita, non c'è un prezzo per il dolore

Martedì 24 Settembre 2019 di Alessia Marani
Manuel Bortuzzo, il papà: «Gli hanno distrutto la vita, non c'è un prezzo per il dolore»

Nessun giustizialismo, ma una lucida indifferenza. Franco Bortuzzo, il papà di Manuel, la promessa del nuoto a cui due balordi Acilia spararono «per sbaglio» la notte del 3 febbraio in piazza Eschilo, all'Axa, non ha voluto presenziare alla requisitoria del pm sulla richiesta di condanna per Bazzano e Marinelli. Né lui, né Manuel, hanno voluto varcare la soglia dell'aula di tribunale a piazzale Clodio. «Che condanna ci sarà non mi interessa - ha confidato alla vigilia al suo avvocato, Massimo Ciardullo - purché ci sia una condanna». E quando c'era da riempire la casella della richiesta di risarcimento del danno, tutti e tre, Manuel, Franco e il legale si sono guardati negli occhi: ha senso? Pagheranno mai quei due che non hanno nulla? E come si può quantificare quello che è successo? Che prezzo ha una vita distrutta? Nessuno. Allora che si metta pure un numero qualsiasi. «Dieci milioni di euro di richiesta è una provocazione», spiega Ciardullo che non se l'è sentita di fare la conta dei minimi tabellari dei danni fisici stabiliti dal tribunale, «come se facessimo la spesa al supermercato».

LA CASA E I SOGNI
Papà Franco ha da pensare a ben altro. Ha già dovuto fare tanto, supportato in tutto e per tutto dalla Federnuoto in questi incredibili otto mesi. Non solo ha dovuto rincuorare e infondere coraggio al figlio ventenne che ha perso l'uso delle gambe, ma anche affrontare questioni pratiche e concrete. Come la ricerca di un appartamento romano dove potersi trasferire con Manuel, mentre la moglie e gli altri tre figli continuano a vivere a Treviso, la loro città. «Non è stato facile ma adesso siamo molto soddisfatti», raccontava questa estate postando la foto del grande terrazzo di casa dove erano affacciati Manuel con Raoul Bova, l'attore con un passato da nuotatore che sta lavorando a un film sulla storia di Bortuzzo. Manuel ha la sua camera mansardata, collegata al piano inferiore con l'ascensore che arriva direttamente anche nel garage. E poi ci sono le visite mediche, le ore di fisioterapia, gli allenamenti in palestra e in piscina a cui accompagnarlo. Ogni giorno papà Franco scruta e annota i piccoli e grandi miglioramenti.

Ha un sogno: rivedere il suo Manuel in piedi, anche solo per un attimo, magari con l'aiuto della robotica. Non fantastica ma è realista, «perché i progressi della scienza sono enormi», ha sostenuto fin dal primo giorno di questo incubo che i Bortuzzo stanno trasformando in una sfida per riconquistare la normalità. Ottimismo, voglia di non voltare mai le spalle e di non arrendersi: il coraggio di Manuel è stato apprezzato, ieri, anche dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che lo ha incontrato alla cerimonia di chiusura dei centri estivi per disabili a Castelporziano. Un luogo tutto sommato familiare per Manuel che alloggiava in una caserma della Finanza all'Infernetto prima del dramma.

«PER ME UN ONORE»
Salutando gli atleti paralimpici «che ci infondono tanto entusiasmo, costantemente», Mattarella ha voluto esprimere «un saluto particolare a Manuel Bortuzzo che ci trasmette tanta forza d'animo». E lui, accompagnato da Franco e dal presidente della Federnuoto Paolo Barelli, ha commentato emozionato che «essere stato ospite del Capo dello Stato è un onore». «Abbiamo parlato di nuoto e dei miei compagni di nazionale Gabriele Detti e Gregorio Paltrinieri che lui ha conosciuto pochi giorni fa al Quirinale», ha spiegato, aggiungendo che «in questo momento sto pensando esclusivamente a riprendermi, consapevole che la giustizia farà il suo corso. So di dovermi confrontare con una realtà diversa e affronterò tutto con grande positività».

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