LUCA SACCHI

Luca Sacchi, l'amico Princi condannato a 4 anni. Il papà della vittima: «Mi aspettavo di più»

Lunedì 22 Giugno 2020
Luca Sacchi, Princi condannato a 4 anni per droga

 Nella tragica serata in cui Luca Sacchi venne ucciso con un colpo di pistola alla tempia era presente, defilato, a seguire una trattativa finita nel sangue. Giovanni Princi, amico di infanzia del personal trainer ammazzato da Valerio Del Grosso il 23 ottobre dello scorso anno. Princi per la Procura di Roma era la persona che aveva raccolto i settantamila euro che, legati in due mazzette e stipati nello zaino della fidanzata di Luca Sacchi, Anastasiya, sarebbero serviti per l'acquisto di quindici chilogrammi di hashish dai pusher di San Basilio

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​Un impianto accusatorio accolto oggi dal gup di piazzale Clodio che, al termine di un processo svolto con rito abbreviato, ha condannato Giovanni Princi a quattro anni di carcere per violazione della legge sugli stupefacenti. Il giudice ha fatto cadere però l'aggravante dell'articolo 80 sul tentativo di acquisto di una elevata quantità di droga. È questa la prima condanna nell'ambito dell'inchiesta sulla morte di Luca Sacchi. Princi, per il quale il pm aveva sollecitato una condanna a sei anni e quattro mesi, subito dopo l'omicidio si allontanò dalla zona dell'agguato, avvenuto a pochi metri da un pub nella zona dei Colli Albani. 

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La sua presenza in quel drammatico frangente era però funzionale, a detta degli inquirenti, alla conclusione di una «affare» che lui aveva organizzato e messo a punto con una serie di telefonate intercorse con i pusher. L'indagine della Procura di Roma ha cristallizzato, di fatto, due fasi su quanto avvenuto il 23 ottobre: quella precedente allo sparo e quella successiva, ovvero la trattativa e ciò che successe dopo il tragico epilogo della fallita compravendita. Nella trattativa, tracciata in una serie di intercettazioni, per l'acquisto di droga Princi e Anastasiya (sotto processo nel troncone principale assieme a Del Grosso, Paolo Pirino, Marcello De Propris e il padre di quest'ultimo Armando) hanno, a detta degli inquirenti, un ruolo primario. Princi ha affidato il denaro alla ragazza di Sacchi perché «notoriamente le donne passano più inosservate - scriveva il gip nell'ordinanza di arresto - e vengono utilizzate frequentemente come corrieri nel traffico di sostanze stupefacenti».
 

Ma era comunque lui a tirare le fila e, come scrive il Riesame, la sua attività di spaccio era svolta «in maniera professionale da molto tempo e con ampia disponibilità. Princi ha dimostrato scaltrezza e professionalità nelle precedenti vicende nelle quali è rimasto coinvolto» e ciò induce «a ritenere plausibile che - aggiungono i giudici - abbia avuto un ruolo se non di leader, di certo di promotore della trattativa e della conclusione dell'affare». Poche ore dopo i fatti, secondo quanto riferito da alcuni testimoni, Princi commentò così quanto avvenuto al suo amico di infanzia: «'vabbè allora se è morto andiamo a farci una birra e un panino, che sto morendo di famè».

Ultimo aggiornamento: 15:58 © RIPRODUZIONE RISERVATA