ROMA

Libero l'uomo che investì e uccise sotto gli effetti della droga un 18enne

Sabato 4 Gennaio 2020 di Adelaide Pierucci
Ahmed Abouhekal

Aveva attraversato la strada rapidamente. Bastava un ultimo passo. Ahmed Abouhekal, diciotto anni, era quasi arrivato al bar. Invece una Mini Cooper, lanciata come un bolide, lo ha falciato e ucciso. Alla guida un ragazzo, Alex Di Giammarco, dieci anni più grande di lui, che aveva abusato di cocaina e guidava a gran velocità. Una sera dei primi giorni di luglio sulla via Salaria, Monterotondo, vicino Roma. La notizia rimbalza a Il Cairo, una mamma e quattro figli piangono. Mentre l'automobilista, un ventinovenne del posto, subito denunciato, torna a casa.

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LA LEGGE
Velocità e cocaina. Pedoni e auto centrati come birilli. L'ultimo dramma analogo a L'Aquila, giovedì sera. La vittima, 23 anni, si chiamava Sara Sforza. Un magrebino di 25 anni lanciato in un sorpasso azzardato l'ha uccisa sull'auto del fidanzato, a Cerchio, nei pressi di un centro commerciale. E' risultato positivo alla cocaina e all'alcol. Fermato in flagranza di reato, è stato accompagnato in ospedale con contusioni guaribili in trenta giorni, non in carcere. Anche se altre decisioni potrebbero arrivare nelle prossime ore. L'automobilista aveva un decreto di espulsione in tasca, ma aveva impugnato il provvedimento. La sua Alfa 159 ora è sotto sequestro. Come la Twingo, malridotta, della coppia. Intanto i carabinieri stanno mettendo a punto gli ultimi atti dei rilievi.

La nuova legge stabilisce che per l'omicidio stradale è sempre consentito l'arresto in flagranza di reato. Mentre in presenza delle aggravanti - vedi la guida in stato di ebbrezza o sotto effetto di droghe - diventa obbligatorio. Ma non è sempre così. A volte l'interpretazione è più soft. Ahmed Abouhekal è stato falciato dopo una giornata di lavoro. In Italia era tornato da tre mesi, chiamato da una ditta. Contratto a tempo indeterminato da operaio. I soldi li spediva quasi tutti a casa, per i fratellini. Non ha avuto il tempo nemmeno di capire. La Mini Cooper l'ha catapultato contro due auto in sosta. L'automobilista se la cava con una denuncia, per omicidio stradale. Ora una perizia choc ricostruisce il dramma. «Se Di Giammarco avesse tenuto una velocità entro il limite massimo prescritto - ha ricostruito un consulente della procura - il sinistro si sarebbe evitato».

Se l'indagato insomma avesse proceduto alla velocità di 50 chilometri, la Mini si sarebbe arrestata nello spazio complessivo di 26 metri. Invece il 6 luglio il giovane viaggiava sotto effetto di cocaina e a ottanta chilometri orari. E in orario notturno, su una carreggiata a doppio senso di marcia. Ahmed attraversava a 28 metri dal più vicino passaggio pedonale. In due secondi e cinquanta, a passo svelto, aveva attraversato la strada per sei metri e mezzo. Questione di attimi e il diociottenne avrebbe percorso quell'ultimo passo che lo divideva dal marciapiede e dal bar. «L'autovettura si arrestava a circa 43 metri dalla zona di investimento», annota il consulente per far valutare al magistrato l'andamento e le relative aggravanti da contestare: velocità, violazione della segnaletica stradale e guida sotto effetto di stupefacenti. Una guida insomma imprudente e negligente. «Perché in questo caso il guidatore non è stato arrestato?», si chiede l'avvocato Gino Salvatori che assiste la famiglia di Ahmed.

Ultimo aggiornamento: 20:25 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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