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Incidente corso Francia, il papà di Gaia: «Tre famiglie distrutte. Nessuna condanna mi ridarà mia figlia»

Incidente corso Francia, il papà di Gaia: «Tre famiglie distrutte. Nessuna condanna mi ridarà mia figlia»
di Flaminia Savelli
4 Minuti di Lettura
Domenica 20 Dicembre 2020, 00:35

«È un momento difficilissimo, nessuna condanna mi ridarà Gaia». Gli occhi di Edward Von Freymann sono carichi di lacrime. Esce dall’auto parcheggiata alle spalle dell’aula bunker di Rebibbia con la radio che suona. Guarda ancora una volta la foto insieme a sua figlia morta investita insieme all’amica Camilla. Prima di rispondere, ascolta un verso della canzone: “Come la luce qui che filtra da questa finestra, come la vita che cambia ma resta la stessa...”.

Le ricorda Gaia?
«Sì, questa canzone di Ultimo era una delle sue preferite. Ora l’ascolto sempre, tutti i giorni. La sua perdita è un dolore troppo grande. Il vuoto che ha lasciato, ma ora è importante che venga fatta chiarezza su quello che è accaduto quella notte. Come sono andate davvero le cose e di chi sono davvero le responsabilità. Abbiamo aspettato in silenzio per troppo tempo».

Si riferisce alla dinamica dell’incidente?
«Certo. Per molti mesi in tribunale è stato messo in discussione che mia figlia insieme all’amica fossero sulle strisce pedonali. Anzi, per tutta la prima parte dell’inchiesta in aula ho ascoltato periti e tecnici che sostenevano il contrario. Ma non ho bisogno che una perizia me lo confermi perché Gaia era attentissima dopo il mio incidente».

Cioè?
«Ho avuto un grave incidente all’Eur, lei era ancora piccola. Viaggiavo a bordo della mia moto quando una macchina mi ha scaraventato a terra e un’altra mi è passata sopra la schiena che si è spezzata. Ecco perché ora sono su una carrozzina con una causa legale in corso. Racconto questo solo perché per mia figlia è stato un trauma, era cresciuta in fretta. Era saggia e matura. Non è mai salita neanche su un motorino ed era molto prudente. Non avrebbe attraversato insieme alla sua amica Corso Francia di notte, sotto la pioggia, se non con il semaforo verde e in tutta sicurezza».

Su questo infatti si sono scontrate le parti in aula...
«Esatto. I nostri legali sono stati molto bravi anche a individuare la visuale rispetto al punto di impatto. Da lì, hanno ricostruito la dinamica grazie anche a nuovi testimoni».

È trascorso un anno da quella notte, ieri la sentenza: cosa prova?
«Finalmente, è stato un percorso molto difficile. Anche se nessuna sentenza, nessuna condanna e nessun giudice mi potrà ridare indietro Gaia. Lei comunque non c’è più. Ma non dobbiamo dimenticare che in questo dramma sono tre le famiglie che soffrono. Mi riferisco anche a quella del ragazzo che era alla guida del suv, Pietro. Anche i suoi genitori stanno vivendo un momento difficile. Parliamo di un ragazzo poco più grande di mia figlia e ha bisogno di aiuto, di sostegno. Deve essere accompagnato nel percorso che dovrà affrontare nei prossimi anni».

Nessun rancore ?
«No, sono onesto. Però per noi, genitori di Gaia e Camilla, lo ripeto: è importante che venga stabilita la verità sulla dinamica dell’incidente. Lo dobbiamo alle nostre ragazze, avevano appena 16 anni... ».

Cosa farà ora?
«Mi sono impegnato per sensibilizzare i giovani sulla sicurezza stradale. Dopo tutto quello che ho vissuto ho capito che potevo essere una testimonianza forte per loro. Perché capiscano quanto sia importante la prudenza soprattutto al volante. Così mi sono impegnato per incontrarli nelle scuole. Aiuto loro ma aiuta anche me, lo ammetto. È un modo per sentire che Gaia c’è ancora, che è ancora qui».

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