Diabolik, l'allarme di Prestipino: «Ucciso per una lotta di potere»

Giovedì 30 Gennaio 2020 di Marco De Risi Alessia Maran

«L'omicidio Piscitelli non è un omicidio di strada ma è un omicidio strategico, funzionale al riassetto di alcuni equilibri criminali che non appartengono solo a Roma; ha una certa matrice ed è stato eseguito con una metodologia seria: su questo abbiamo una serie di attività investigative in corso». Così Michele Prestipino, Procuratore capo facente funzione di Roma, parlando ieri, in audizione davanti alla Commissione parlamentare antimafia a proposito del delitto della scorsa estate del leader ultras della Lazio Fabrizio Piscitelli, nel parco degli Acquedotti. Gli inquirenti sembrano avere le idee chiare sul movente e sul retroscena che ha armato la mano del killer il pomeriggio del 7 agosto scorso: «Stiamo lavorando per individuare le responsabilità», ha aggiunto il magistrato.

Diabolik, c’è il movente: ucciso per le soffiate sui clan degli albanesi
 

 

GLI ARRESTI
Ricordando come gli inquirenti capitolini abbiano già lavorato sul Diablo, un personaggio dalle mille sfaccettature e dagli interessi economici molteplici, dalla forte caratura carismatica per questo ascoltato e seguito non solo dagli ambienti a lui più cari del tifo calcistico. «Su Piscitelli abbiamo lavorato - ha spiegato Prestipino rispondendo alle domande della Commissione parlamentare - Era l'indagato principale di una richiesta cautelare che noi avevamo anticipato al Gip prima dell'omicidio al termine dell'indagine che ha poi portato a provvedimenti restrittivi per 50 persone, e nella quale è stata tracciata una parte importante della mappa del narcotraffico a Roma e da cui emergeva il ruolo principale di Piscitelli. Lui - ha concluso il Procuratore - mediava nella fornitura sia in approvvigionamenti per importanti piazze di spaccio romane ed era garanzia di equilibri tra chi gestiva quelle piazze». Insomma, eliminare Diabolik dalla scena criminale della Capitale non è stata una azione estemporanea ma ben studiata e meditata, come si era subito capito dalle modalità dell'esecuzione. Una trappola scattata per portare Piscitelli a dama a un appuntamento nel parco vicino alla casa dove era cresciuto, sulla Tuscolana, quartiere che conosceva benissimo e dove, appena quattro mesi prima, si era verificata una gambizzazione a due pregiudicati per motivi di droga. Poi lo sparo, con una calibro 7,65, da parte di un assassino vestito da runner che si è mimetizzato e poi è scappato come se nulla fosse tra i tanti avventori del parco in quello che sembrava un tranquillo pomeriggio estivo. Il killer non lo ha guardato in faccia a Diabolik. Ma lo ha colpito alla nuca, «vigliaccamente» come hanno detto i familiari. Una fine quasi indecorosa per un leader indiscusso e che, fino a quel momento, sembrava intoccabile. Chi ben conosceva Piscitelli sapeva che era un uomo che aveva sempre bisogno di soldi. Il suo cruccio più grande era quello di non riuscire a ricavare un grande business con il merchandising collegato ai colori biancocelesti.

SCIA DI SANGUE
Intanto emergono nuovi risvolti sull'uccisione dell'albanese Gentian Kasa avvenuta al Nuovo Salario. Lo straniero, infatti, in passato si sarebbe mosso nella stessa scacchiera criminale del Diablo ed è stato ucciso con proiettili di identico calibro, sempre 7,65. L'albanese, secondo gli investigatori, avrebbe frequentato le piazze del Tuscolano, il quartiere caro a Piscitelli e che faceva capo al camorrista Michele Senese e poi battuto da altri albanesi. C'è un filo rosso che legherebbe gli ultimi fatti di sangue, compreso quello che ha visto salvo per un miracolo il boss di Primavalle, Leandro Bennato, crivellato di colpi mentre era in auto nel traffico di via Boccea. L'agguato mortale a Kasa potrebbe essere stata una vendetta. Uno scenario che, l'uccisione di Diabolik rimanderebbe a quei nuovi equilibri ridisegnati tra ndrine e camorristi con gli albanesi che scalpitano e che avrebbero già conquistato ampie fette di mercato. 

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