Covid Roma, 118 in tilt. Allarme dei medici: «Siamo vicini al blocco totale»

Covid, Roma: salgono i contagi e i pronto soccorso vanno in crisi
di Camilla Mozzetti
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Domenica 8 Novembre 2020, 00:52 - Ultimo aggiornamento: 13:00

I pronto soccorso sono pieni, le ambulanze non bastano o restano ferme con i malati a bordo anche diverse ore tanto che il presidente della società italiana sistema 118, Mario Balzanelli, parla di «interruzione di pubblico servizio» mentre la rete dell’emergenza rischia il collasso. Il Lazio si trova a gestire più di 2.500 contagi al giorno, deve rimodulare la rete ospedaliera con l’obiettivo di arrivare entro la prossima settimana a dotare le strutture di ricovero di 5.310 posti complessivi per pazienti Covid. E per far questo, in assenza di nuovi ospedali, non sono solo i reparti ordinari a dover cambiare volto.

Covid, pronto soccorso e reparti pieni: paralisi 118

Ci sono anche i Dea, i dipartimenti d’emergenza ad alta specialità di primo e secondo livello, chiamati a rispondere all’emergenza. Ma questo significa dover rimodulare anche i loro compiti: dalla presa in carico di diverse urgenze ai malati Covid più problematici.

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«Mancato riordino»

L’ordine dei medici di Roma lancia l’allarme: «Nell’ordinanza (firmata venerdì dal governatore del Lazio Nicola Zingaretti ndr) si procede a rimodulare solo in parte la rete dell’emergenza sanitaria ridefinendo l’area cardiochirurgica e del trauma senza tener conto - argomenta il presidente Antonio Magi - di tutta la restante rete». Che si compone invece a seconda del livello del Dea anche di urgenze di neurochirurgia, chirurgia vascolare, chirurgia toracica, oltre alla terapia intensiva neonatale.

Un busto dedicato a medici e infermieri al Pincio (foto Daniele Leone/Ag.Toiati)

Banalmente, una persona colpita da ictus o da un aneurisma cerebrale dove va a finire? Per rispondere a questa domanda l’ordine dei medici ha chiesto un incontro urgente alla Regione per capire come si intende riorganizzare la rete dei Dea e non soltanto quella dei posti letto. «Patologie come una banale calcolosi della colecisti - conclude Magi - che oggi non è una emergenza potrebbe diventarlo nel momento in cui si differisce l’intervento e così vale per molte altre patologie. Sarebbe stato necessario contestualmente rimodulare la classificazione dei Dea esistenti altrimenti rischiamo il blocco totale dell’assistenza in urgenza».

Con l’ordinanza firmata venerdì cambia il settore della Cardiochirurgia e del trauma. I policlinici Umberto I e Tor Vergata dovranno differire queste urgenze all’ospedale San Camillo e San Giovanni che diventeranno rispettivamente “Hub” per la cardiochirurgia e per i traumi. E il sistema potrebbe anche reggere se entrambi questi nosocomi fossero “Covid-free”. «Il San Camillo formalmente non è un ospedale Covid - spiega Sandro Petrolati segretario dell’Anaao Assomed - ma di fatto abbiamo già convertito sei reparti: quello della medicina d’urgenza e cinque di malattie infettive del padiglione Marchiafava, abbiamo 52 pazienti Covid fermi nel pronto soccorso e finora ci sono stati dati solo due medici in più mentre dovremmo prendere le urgenze dell’Umberto I e Tor Vergata; così non possiamo andare avanti». A rendere più difficile la situazione il blocco nei pronto soccorso con decine di pazienti che aspettano un ricovero e che sono pazienti anche no Covid per i quali però scarseggiano i posti letto mentre le autoambulanze piene restano ferme con malati a bordo anche diverse ore nei cortili degli ospedali. Ieri sera nei pronto soccorso del Sant’Andrea, Pertini e Umberto I 136 persone aspettavano un ricovero o un trasferimento.

La giornata

E la curva dei contagi rallenta di pochissimo: ieri nel Lazio sono stati scoperti 2.618 nuovi positivi, 81 in meno rispetto al giorno precedente a fronte di un aumento di 900 tamponi per circa 30mila totali, mentre in sole 24 ore i ricoveri negli ospedali della Regione sono aumentati di 108 unità.

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