Nancy Brilli, la malattia e l'amore per il suo lavoro

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Nancy Brilli, tra i capricci della linea telefonica – “È così da dopo il primo lockdown: problemi col telefono e col wi-fi. Pensa che mio figlio, iscritto ad Economia, sta seguendo i corsi con internet che va e viene. Non so proprio come fa!” –, parla a lungo con una voce calma e accogliente. Ricorda con estremo affetto Gigi Proietti, simbolo di Roma, la città dove è nata. Parla del Covid e di come la pandemia ha messo in ginocchio, tra le altre cose, l’intero settore del mondo dello spettacolo; parla dell’amore immenso per il suo lavoro, una passione viscerale che l’ha accompagnata fin da quando era bambina e dentro la quale suo figlio è nato e cresciuto. Nancy racconta della sua terribile malattia e dei momenti difficili che ha passato. Punge, poi, qui e là anche su questioni politiche e di genere, per esempio ribadendo quanto ancora sia complicato per una donna muoversi all’interno del mondo del cinema, della tv e del teatro. Amori, progetti, speranze, dolori, critiche e un’amarezza su tutte, quella di non lavorare più in televisione: “Ho fatto solo successi in tv. Da un momento all’altro, senza alcun motivo, non mi hanno più chiamata”. 


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