CORONAVIRUS

Coronavirus Roma, sui bus solo seduti e obbligo di mascherina

Mercoledì 8 Aprile 2020 di Lorenzo De Cicco

Obbligo di mascherine a bordo e contapersone attivi su almeno 500 bus. Obiettivo: calcolare in tempo reale quanti passeggeri saliranno sui mezzi pubblici di Roma nella fase 2 dell'emergenza coronavirus. Quando inizieranno a riaprire gradualmente negozi e attività produttive e anche gli spostamenti in città aumenteranno progressivamente. Atac sta mettendo a punto un piano trasporti, d'intesa col Campidoglio. Oggi è in programma un vertice con i tecnici del dipartimento Mobilità di Roma Capitale proprio per illustrare le soluzioni da mettere in campo appena il lockdown sarà allentato. Tra le ipotesi allo studio, c'è la possibilità di far salire sugli autobus tanti passeggeri quanti sono i posti a sedere. Numero chiuso, in sostanza. Così si rispetterebbe la distanza di un metro imposta dai decreti anti-Covid e si ridurrebbe il rischio di alimentare la diffusione del virus.

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«MODELLO VENETO»
Su guanti e mascherine, Atac sembra orientata ad adottare il modello Veneto, del resto da quella regione vengono sia il presidente e ad Paolo Simioni, che il numero due di fatto del colosso dei trasporti, Cristiano Ceresatto, membro del Cda e direttore del Personale. La giunta del leghista Luca Zaia ha appena previsto, con un'ordinanza, l'obbligo di coprirsi naso e bocca quando si sale sui mezzi pubblici. Bisogna indossare anche i guanti. È la stessa strategia che l'Atac vorrebbe importare nella Capitale. La richiesta è sul tavolo del Comune, a cui spetta la valutazione finale: serve insomma l'avallo della sindaca Virginia Raggi. Sui bus poi si sfrutteranno i contapersone installati su 500 mezzi. Aiuteranno a capire se effettivamente si rispetta il tetto massimo di passeggeri consentito per rispettare la distanza di un metro. In caso negativo, scatterebbe un alert diretto alla centrale operativa della partecipata, che potrebbe quindi attivare i controlli. E questo è uno degli aspetti cruciali per assicurare la riuscita dell'operazione: assicurare un presidio adeguato di vigili urbani e forze dell'ordine. Atac da sola non ce la fa a tenere d'occhio tutti i bus e i 150 accessi della metro: in questi anni è riuscita a raddoppiare i controllori, che sono circa 250, ma naturalmente non bastano per gestire una flotta che a regime mette in strada 1.450 mezzi solo per il comparto di superficie, quindi bus e tram. Senza contare poi che, dall'inizio dell'emergenza, i verificatori sono stati in buona parte congedati, tra ferie e permessi, e per il resto sono stati invitati a non salire sui mezzi. Solo i vigili continuano a salire a bordo (e a fare multe a chi è in giro senza motivo).
Anche in metro si va verso un contingentamento degli accessi, come ha spiegato l'altro ieri in Commissione Mobilità, l'assessore ai Trasporti Pietro Calabrese: «Con il progressivo ritorno alla normalità sarà molto probabilmente necessario andare a contingentare gli ingressi, in particolare sulle metropolitane. Atac dunque potrebbe integrare alcuni dipendenti ora in cassa integrazione per le attività di contingentamento». Il presidente della Commissione Mobilità, Enrico Stefano, terrà una nuova seduta la prossima settimana per discutere le misure.
C'è il nodo della flotta: basterà il parco mezzi attuale di Atac per garantire l'accesso a tutti i passeggeri, se nella fase 2 i bus saranno contingentati? Toccherà capire la gradualità della ripresa. Atac oggi mette in strada poco più di mille mezzi tra bus e tram. Si dovrebbe arrivare a 1.250 navette con il primo allentamento del lockdown, per poi tornare a quota 1.450. Si potrà superare questa soglia? Difficile: l'acquisto di 30 nuovi bus è appena slittato, con il termine per presentare le offerte rinviato a giugno. E anche per 35 mini-bus elettrici (su 60 totali), la riconversione è ancora al palo.
L'altro tarlo della partecipata è il versante economico: dopo il piano di salvataggio portato a dama da Simioni, l'emergenza ha sforbiciato drasticamente passeggeri e incassi. Per 4mila dipendenti è prevista la solidarietà. I tecnici di Atac hanno calcolato un fabbisogno di almeno 200 milioni di fondi extra per evitare il crac. Ieri il Campidoglio, riconoscendo vecchi debiti verso la sua controllata, ne ha stanziati 11,6. Troppo poco, per evitare che il concordato sia a rischio.

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